Il presidio
È morto il dottor Domenico D’Alonzo uno dei pionieri della Cardiologia
Il medico aveva 87 anni e se ne n’è andato nel sonno. Al Misericordia contribuì a promuovere la Terapia intensiva
GROSSETO. Aveva 87 anni ed è morto nel sonno nella sua casa di Casalecci. Il medico Domenico D’Alonzo è stato uni cardiologi storici della sanità maremmana. Ha lavorato per decenni all’ospedale restandone un punto di riferimento fino alla pensione. Grande amante dei cani, persona schiva, molto stimato.
Triste e doloroso è stato l’addio in questa fase d’emergenza coronavirus. «Un addio in solitudine», dice in lacrime la moglie Daniela Giannini, ex infermiera. D’Alonzo era conosciutissimo in tutta la Maremma per l’impegno nel servizio pubblico. La morte è sopraggiunta il 18 marzo ma la notizia è rimasta all’inizio ristretta tra i familiari più intimi. L’addio ha dovuto svolgersi senza parenti e in assoluta solitudine. «Mio marito voleva essere cremato e così è stato. Il feretro è stato portato a Siena e neppure quello mi è stato possibile seguire. Questo virus – racconta Daniela – ci ha tolto anche il conforto nei confronti dei nostri cari..».
D’Alonzo se ne è andato durante il sonno. La morte è stata improvvisa e non aveva destato particolari segnali. Lui «non ha avuto coscienza di quel che succedeva, non c’è stata alcuna avvisaglia in casa. Tra l’altro – continua Daniela – Domenico è sempre stato molto scrupoloso in tutte le terapie e tutti i controlli». Daniela è in pensione anche lei, era impiegata al servizio di igiene e vaccinazione a Villa Pizzetti. «In questa situazione che viviamo tutti – racconta lei – resta un dolore immenso per questa angosciante dimensione della solitudine in cui mio marito è venuto a mancare. Restano i ricordi, resta la mia grande fortuna per averlo conosciuto ed essergli stata accanto. Lui era un uomo stimato e di sostanza, dotato di grandi valori di cui molti – tanti colleghi e tanti pazienti che è riuscito a salvare – credo abbiano conservato un buon ricordo». Ed è così.
D’Alonzo è stato un pioniere della cardiologia e uno dei responsabili fin da quando questo settore iniziò a muovere i primi passi in provincia di Grosseto. «È stato uno dei fondatori della terapia intensiva cardiologica – lo ricorda con affetto il cardiologo Alberto Cresti, attualmente responsabile della Diagnostica cardiovascolare e suo ex collega, con cui ha lavorato per anni – Il dottor D’Alonzo era stimatissimo e tra le altre cose era molto affezionato a me. Con lui nel 1995 abbiamo fatto i primi ecocardiogrammi transesofagei. All’epoca una metodica nuova che nessuno aveva mai fatto all’ospedale di Grosseto e che poi è esplosa avendo tante applicazioni».
Lo ricorda anche Vincenzo Cappelli, cardiologo in pensione. «Domenico era una persona molto generosa, disponibile e affabile, sempre pronto a dispensare consigli. È stato il promotore dello sviluppo della Terapia intensiva cardiologica e negli anni ’70 uno dei grandi poli della cardiologia ospedaliera insieme al dottor Giulio Biagi ma anche al resto di una squadra eccellente». Oltre a Cappelli si ricordano i dottori Nedo Svetoni, Stella Caporioni, Lorenzo Mazzarone, Franco Manusia, Emanuele Palumbo, Renato Iappelli.
Franco Simoni, medico sportivo ora in pensione, traccia un bellissimo ricordo di D’Alonzo.
«Quando misi piede per la prima volta nel reparto di Gastroenterologia (poi divenuto in seguito Medicina II) diretto dal professor Pieraldo Camarri - racconta - era il luglio del 1972 e il reparto era collocato nella “piccionaia” del vecchio ospedale di via Ginori. Domenico, all’interno del reparto, gestiva il settore autonomo Utic; primo esempio in embrione di una unità coronarica, tre letti affiancati, con i monitor regalati dalla ditta Angiolo Paoletti. Mi prese subito sotto la sua tutela e tante cose di cardiologia mi ha insegnato, a partire dalla lettura dei tracciati, per i quali non sapevo all’inizio da dove partire, e la rianimazione cardiopolmonare e la defibrillazione. Mi sembrava di essere un esploratore in una foresta tropicale; ogni giorno una scoperta. Una bella e fattiva esperienza professionale, anche per l’aiuto di altri medici del reparto di allora: Camarri, Zaccherotti, Corsini, Mordini, Fanteria. Poi vennero Svetoni, Algeri, Marchettini, Quaranta, Chirone, Giomi, Di Murro. Bei tempi giovanili di formazione. Non ho mai dimenticato una frase che Domenico mi disse un giorno. “Franco, io ho due cani perché sono un cinofilo convinto. Uno dei motivi è perché quando la sera torno a casa, succeda quello che succeda, so che troverò sempre qualcuno che mi farà le feste”. Domenico, grazie per tutto e che tu lassù possa ritrovare qualcuno che ti accoglie con lo stesso affetto. Riposa in pace! », chiude il dottor Simoni. —
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