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Surplus di produzione latte La soluzione è lo stoccaggio
Rossi (Confagricoltura): «Adesso arriva sul mercato anche la carne di agnello In campagna 5-6mila persone, servono più soldi per dare ossigeno alle famiglie»
GROSSETO
Il primo grido d’allarme in Maremma è stato lanciato da un caseificio: la produzione di latte non può essere fermata, ma purtroppo formaggi, ricotta e tutti i prodotti derivati rischiano di rimanere invenduti. Una situazione ingestibile, e che a breve porterà sicuramente al collasso tanti piccoli allevatori e aziende familiari. Le stesse associazioni di categoria sono preoccupate e il mantra per tutti è di rimanere comunque calmi.
Il direttore di Coldiretti Pietro Grasso per esempio è categorico e vuole essere il più chiaro e duro possibile: «Dobbiamo vigilare su chi vuole speculare, è una situazione inaccettabile. È vero che sono momenti difficili e che tanti settori dovranno stringere i denti. Ma guai a chi vuole approfittare del momento per trarne vantaggi». Greco spiega: «A livello nazionale ci siamo già mossi con la ministra Bellanova: nei prossimi giorni verranno proposti degli interventi per garantire alle aziende incentivi e sgravi, evitando appunto speculazioni. Chi dice che i prodotti non vengo no ritirati è in malafede e nega l’evidenza. Certo che i piccoli produttori e le aziende familiari sono in difficoltà, inutile negarlo. Ma per ora possiamo garantire anche una sorta di magazzino. Stiamo valutando di chiedere, dove possibile, a tutti di produrre un 3% in meno per venire incontro alle esigenze». Il direttore di Coldiretti è tuttavia preoccupato per alcuni settori: «Chi veramente è chiamato ad affrontare l’emergenza sono i floricoltori e anche i pescatori. Purtroppo proprio questa è la stagione dei raccolti dei fiori, e non c’è possibili, se non in una minima parte, di stoccaggio. Serviranno ragionamenti seri e immediati». Greco annuncia che ci saranno richieste per alcune grandi aziende di venire incontro ai piccoli allevatori: «Vogliamo chiedere al Consorzio tutela del pecorino e a Latte Maremma di aiutare fino a fine mese a smaltire il surplus. Servono comunque iniezioni di risorse per andare avanti, è inevitabile».
Sulla stessa linea il direttore di Confagricoltura Paolo Rossi: «Paradossalmente siamo in un momento di massima produzione e dobbiamo dunque stoccare i prodotti visto che a parte la grande distribuzione è tutto chiuso. Il caseificio di Manciano per esempio riesce a fare un po’ di scorte, ma è una situazione provvisoria. E poi non dimentichiamo che ora sul mercato arriva la carne d’agnello, e anche qui sarà un problema». Rossi è convinto che serva un lavoro a tutto campo, e che oltre allo Stato debba intervenire anche la Regione Toscana: «I numeri in Maremma sono importanti. Una stima parla di circa 5-6 mila persone che lavorano in campagna con circa 700mila giornate impegnate e servono più soldi da destinare a chi è in difficoltà. Gli obiettivi che dobbiamo prefiggerci sono lo svincolo dei piani regionali e delle filiere, con un anticipo delle liquidazioni, almeno il 70%, a giugno per dare ossigeno alle famiglie, in attesa di una ripartenza a luglio. La Pac va spostata al 15 giugno e bisogna pensare che proprio questi sono i mesi dove c’è meno liquidità in cassa. Bisogna agire rapidamente e bene». Sui settori più colpiti come appunto i florovivaisti, Rossi aggiunge: «Il settore florovivaistico italiano, con una superficie coltivata di 29 mila ettari e 27 mila aziende produttrici, produce un giro d’affari di circa 2,5 miliardi di euro all’anno per oltre il 5% della produzione agricola totale e fornisce lavoro a oltre 100 mila persone. E la filiera florovivaistica è dunque fra le più esposte a questi momenti difficili. Chi lo fa esclusivamente in primavera, perderà il 100% del reddito». —
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