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Messi ai domiciliari dopo il tentato furto
Grosseto. Il giudice: «Niente carcere, lì troppi problemi: stando a casa capirete come ci sentiamo tutti noi in questi giorni» per l'emergenza coronavirus.
FOLLONICA. Niente carcere: lì ci sono già abbastanza problemi in questo momento, non è il caso di aggravare la situazione. Sì invece ai domiciliari, una misura sollecitata anche dai difensori: «Così anche voi vi renderete conto di come ci sentiamo noi tutti in questi giorni». Sono più meno queste le parole che il giudice Gian Marco De Vincenzi ha adoperato nel corso dell’udienza di convalida per un tentato furto in un esercizio commerciale di Follonica in tempi di emergenza coronavirus. Arrestati mercoledì pomeriggio dai carabinieri e tenuti nelle camere di sicurezza, i due ritenuti responsabili sono stati portati ieri mattina in Tribunale per la direttissima. In aula, personale, avvocati, indagati dotati delle opportune precauzioni, guanti e mascherine, come da protocolli vigenti anche nelle aule di giustizia, in un palazzo comunque semivuoto (il personale presidia a turno gli uffici).
Domenico Ercole, 40 anni, e Salvatore Ghierghia, 36, uno domiciliato a Scarlino ma residente a Napoli, l’altro abitante a Follonica, già conosciuti alle forze dell’ordine, dovranno restare a casa a scontare la pena. E del resto non avrebbero dovuto uscire nemmeno mercoledì pomeriggio, tant’è che è stata contestata loro anche la violazione del decreto Covid-19.
Quale l’accusa? Uno dei due avrebbe provato a entrare in un’attività commerciale, l’Alfa-Tec di via Chirici, nella chiusura del pomeriggio, usando un cacciavite, senza accorgersi che all’interno c’era il personale. Che aveva notato i movimenti e aveva dato l’allarme: una pattuglia dei carabinieri lo aveva fermato poco dopo, in auto era in compagnia di un altro uomo. Portati in caserma, erano stati arrestati entrambi per tentato furto. Ieri non hanno risposto, in seguito hanno patteggiato la pena con la viceprocuratrice onoraria Elena Bartalini: Ercole, assistito dall’avvocato Stelio Pugi (in aula il collega Marco Fanti), 1 anno 4 mesi e 830 euro; Ghierghia, difeso dall’avvocato Adriano Galli, 1 anno e 400 euro. Nessuno di loro ha voluto rispondere alle domande.
L’episodio contestato risale alle 15 di mercoledì. Una pattuglia dei carabinieri, in servizio nei pressi della Coop, aveva notato Ercole che stava camminando velocemente verso un’auto in sosta. I militari lo conoscono bene e, insospettiti, si erano messi a seguire la Golf su cui era salito. Sospetti cresciuti quando alla centrale era arrivata la notizia che ad Alfa-tec, poco prima, un uomo (di cui era stata fornita la descrizione) aveva provato ad aprire la porta con un cacciavite. Sospetti confermati quando l’auto era stata fermata e la pattuglia aveva visto il conducente, Ghierghia appunto, mentre cercava di nascondere un cacciavite sotto il sedile. Tornati ad Alfa-tec, i carabinieri avevano visto che i segni lasciati sulla porta coincidevano esattamente con quel cacciavite. Il riconoscimento di Ercole da parte del personale aveva completato il quadro. Tra l’altro, lo stesso personale dipendente aveva segnalato che il giorno precedente, più o meno alla stessa ora, c’era stata una persona che a spallate aveva cercato di forzare la porta a vetri e che era fuggita alla vista dei commessi.
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