Mascherine, il tappezziere a caccia di Tnt
Dopo averne consegnate ottomila, l’artigiano Lettieri ha terminato il tessuto ma le richieste sono ancora tantissime
Giovanna Mezzana / grosseto
Dopo aver cucito in una settimana 8mila mascherine per proteggere bocca e naso dal rischio contagio da coronavirus – senza voler in cambio un centesimo – Adolfo, il tappezziere dal cuore grande, si ferma. E non perché sia stanco: ha terminato la materia prima, un tessuto-non tessuto, Tnt, antistatico e anallergico, che lui di solito usa – su richiesta – per le poltrone dei clienti. Il suo telefono però continua a squillare e la gente non smette di bussargli alla porta del negozio: è sommerso da nuove e pressanti richieste. Ecco perché Adolfo Lettieri, 61 anni, campano d’origine – la sua città Natale è San Giuseppe Vesuviano – ma grossetano d’adozione (è in Maremma da più di quarant’anni), tappezziere notissimo in città, riprenderà la produzione di mascherine a inizio settimana: non appena gli arriverà del nuovo tessuto. E trovarlo è stata un’impresa non da poco.
«mi dispiace»
«Sono costretto a fermarmi – dice Adolfo che nell’incessante taglia e cuci è aiutato dal figlio Alessio – perché ho finito il Tnt. Posso fare due-tre mascherine “al volo” con gli avanzi, ma non di più. Sono veramente dispiaciuto perché la gente continua a bussarmi alla porta, a chiamarmi per telefono: e c’è chi si mette a piangere, chi si dispera». Il cuore generoso di Adolfo si stringe: da quando è cominciata l’emergenza e c’è grande penuria di mascherine protettive, lui non si è fermato un istante; taglia e cuce nella sua bottega di via Santorre di Santarosa (nei pressi di via de’Barberi) dalle 7 della mattina. E quelle richieste vorrebbe soddisfarle tutte.
le difficoltà
La generosità, a volte, crea un effetto domino, come in questo caso: sul Web circolano non solo le brutte notizie ma anche le storie dei gesti di altruismo e abnegazione e Adolfo ha ricevuto un’offerta: «Da una fabbrica ormai chiusa dell’Emilia Romagna – racconta il tappezziere – mi volevano donare del cotone che veniva impiegato per la produzione di camicie da notte; purtroppo c’è un ostacolo: la spedizione costa 400 euro, è troppo». E mentre Adolfo è al telefono con Il Tirreno, gli passano un’altra chiamata; restiamo in attesa: è un potenziale donatore. «È un Tnt 70 grammi?» chiede l’artigiano al suo interlocutore; poi aggiunge: «L’importante è che non sia un Tnt per giardinaggio»; la telefonata si conclude e Adolfo ci spiega perché non ha potuto accettare l’offerta: «Purtroppo mi volevano regalare del Tnt da giardinaggio: non va bene» e nella sua voce si sente un pizzico di delusione.
la buona notizia
Ma la svolta è dietro l’angolo. Il tappezziere alla fine è riuscito a contattare un vecchio fornitore che con gli inizi della prossima settimana gli farà avere tra 400 e 800 metri di Tnt anallergico e antistatico. E si rimetterà al lavoro: «È troppo brutto dire di no – aggiunge – stamani (ieri mattina, per chi legge) è stato bruttissimo». E in attesa dell’arrivo della materia prima, Adolfo finirà di spedire le ultime mascherine: «Le ho promesse da Bolzano a Palermo e devono arrivare». Batte forte il cuore di questo tappezziere che in città tutti apprezzano: «No, no, di soldi io non ne voglio», gli si sente dire mentre parla al telefono e risponde a uno dei suoi clienti. A tutte le spese, fino ad ora, ha fatto fronte di tasca sua. –
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