Il presidio
«Pronti ad accogliere 120 pazienti» La terapia intensiva è in prima linea
I pazienti positivi al Covid-19 hanno una sezione a loro dedicata: la direttrice Genni Spargi lancia l’appello alla città
grosseto
È in prima linea, insieme al personale che guida. È nel reparto di rianimazione, là dove la battaglia tra la vita e la morte, spesso, si combatte stando in equilibrio su un filo appeso in aria. Genni Spargi però, nonostante l’emergenza e nonostante la paura e l’incertezza che ormai segnano le ore di questi giorni, alla città vuole mandare un messaggio rassicurante: «Siamo pronti ad affrontare quello che ci troveremo di fronte nei prossimi giorni, abbiamo ampliato la terapia intensiva e i posti ci sono. I cittadini devono stare tranquilli».
La riorganizzazione dell’ospedale e dei suoi spazi, dei reparti dedicati alla terapia intensiva è avvenuto a tempo di record, grazie alla collaborazione di tutti: a partire dalla direzione generale dell’Azienda Toscana Sud Est, ai tecnici, al personale. «Grazie a questo lavoro - dice la direttrice dell’unità operativa complessa di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale di Grosseto - siamo passati dagli 8 posti in terapia intensiva e 8 in sub intensiva ai 67 che già oggi sono pronti per i pazienti che sono risultati positivi al Covid - 19». Un numero di posti letto che potrebbero bastare anche per superare la fase critica prevista per la fine di questa settimana ma che potrebbero crescere ancora, fino a 120 posti letto. Con la riorganizzazione dell’ospedale di Grosseto, quindi, l’intera sanità della Toscana conquista, grazie al lavoro fatto fino ad oggi, una boccata d’ossigeno, almeno su questo fronte. «È stato un importante lavoro di squadra - dice la direttrice della Rianimazione - Grazie alla collaborazione stretta della direzione sanitaria di presidio e quella generale siamo riusciti ad avere tutto quello che ci serviva per far funzionare il reparto e accogliere i pazienti. È stato un grande lavoro svolto con la collaborazione di tutti e con un supporto indispensabile da parte dell’ufficio tecnologie che ci ha fornito tutto il nuovo materiale».
I pazienti ricoverati in terapia intensiva, per ora, non sono molti. «È stato annunciato un incremento - dice ancora la dottoressa Spargi - e noi per affrontare l’emergenza ci siamo regolati sui dati che avevamo. Così abbiamo riorganizzato il reparto, aumentando anche il personale. La direzione ha fatto nuovi investimenti per assumere infermieri, che sono cresciuti in maniera significativa. E il personale che ci è stato fornito, è tutto perfettamente formato, pronto a rispondere a questa emergenza».
Ora, dopo gli infermieri, saranno assunti anche nuovi medici, sia specializzandi sia specializzati, a tempo indeterminato.
Nessun problema, poi, sul fronte dei dispositivi di protezione, fondamentali in questo momento per garantire la sicurezza dei pazienti e anche quella dei sanitari che lavorano in un reparto come quello diretto dalla dottoressa grossetana. «Sono fondamentali - dice - Il problema della carenza di dispositivi di protezione c’è, anche a livello nazionale. Ma nelle zone che dirigo, si entra soltanto dopo aver indossato quelli e nei nostri reparti non c’è alcuna carenza».
Ventilatore polmonare, monitor multiparametrico: ognuno dei 67 letti a disposizione di Genni Spargi ha queste caratteristiche e servono a prendersi cura nel miglior modo possibile di pazienti sia positivi al Covid- 19 che non che ora sono in due ambienti ben separati l’uno dall’altro.
«C’è stata e c’è tuttora una grande collaborazione e disponibilità da parte di tutto il personale del reparto - spiega - sono tutti molto presenti e collaborativi, il clima direi che è ottimo. Ma il messaggio più forte che deve passare è che noi siamo pronti a ricevere tanti pazienti ma le persone devono darci una mano, restando a casa. Possiamo garantire le migliori cure se gli accessi alle strutture ospedaliere avvengono diluite nel tempo. Ci arrivano tanti messaggi di persone che ci ringraziano e che ci sono vicine: se davvero volete fare qualcosa per noi, dovete restare a casa». —
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