Il Tirreno

Grosseto

Non solo bar, locali e ristoranti Chiusi anche i negozi, ma per scelta

Francesca Ferri

Alle 18 obbligo di abbassare la saracinesca per chi fa somministrazione e pochissime persone in giro. Attività semivuote

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In un giorno qualsiasi si sarebbe detto che fossero le 4 del mattino. Stesso silenzio per le strade, stesse saracinesche abbassate, nessuno, o quasi, in giro. Ma quel qualcuno porta una mascherina sanitaria e si muove sotto un cielo di crepuscolo. Sono da poco passate le 18 e in centro a Grosseto, come nel resto del Paese, è una specie di coprifuoco.

bar e ristoranti chiusi

Alle 18 c’è ordine perentorio di chiudere quelle che in gergo burocratico sono “attività di somministrazione” e che per la vita quotidiana sono bar, ristoranti, locali dove le persone si sfamano, sì, ma anche si incontrano, stanno insieme, fanno comunità. Ed è proprio la comunità quella che l’epidemia del coronavirus ha fatto saltare. Per arginare il contagio, che ha assunto proporzioni enormi, tutti sono chiamati a un sacrificio straordinario.

E così, per decreto della presidenza del consiglio dei ministri, bar e ristoranti chiudono alle 18 in punto. Sedie sopra i tavoli, tavolini fuori coperti con grossi teli, qualcuno, come il Pollo d’oro, ha anche chiuso e messo a terra gli ombrelloni. La Municipale è passata a controllare. Già dal giorno precedente, del resto, alcuni baristi e ristoratori avevano deciso spontaneamente di prendere una pausa, un po’ per dare un segnale (stare a casa) e un po’ per la difficoltà di far rispettare le distanze. Ieri – nonostante sia consentito aprire tra le 6 e le 18 – anche altri hanno deciso di chiudere per un po’. Qualcuno, come Arcimboldo in piazza Tripoli, fa solo consegna di pasti a domicilio.

chiusi anche i negozi

Quanto al resto dei negozi, pochissimi i clienti in circolazione. E, sebbene non siano previste restrizioni alle aperture (basta far rispettare le distanze), molte attività ieri in città hanno fatto la scelta che il giorno prima era stata di ristoratori e baristi: spontaneamente hanno si sono messe in pausa. Dalle catene come Tezenis, ai negozi storici come l’Ottica Guerreschi, sono spuntati cartelli dappertutto, dietro le saracinesche. E, sui cartelli, non solo l’avviso di chiusura.

C’è chi, come Guerreschi, espone un cartello formale scritto al computer: «A seguito delle nuove direttive, al fine di tutelare il personale, il negozio resterà chiuso». C’è chi, come Desigual, ritaglia un foglio e scrive a mano le proprie scuse: «È per tutelare la nostra salute». C’è chi, come Retrò, su fogli di quaderno, si rivolge alle clienti come ad amiche: «Ragazze mie, a causa delle condizioni in cui verte il nostro Paese abbiamo deciso di rimanere chiusi. Ma non disperate, saremo ancora più attive sui social. Speriamo che questo momento passi in fretta». Anche Boys&Girls manda un messaggio: «Visto il momento che stiamo attraversando abbiamo deciso di rimanere chiusi per tutelare la nostra e la vostra salute». Anche Camarri parla di speranza, «convinti – dice – che questa emergenza sanitaria si possa superare rispettando le disposizioni governative». Bijoux, infine, che resta aperto solo su appuntamento, ricopre le clienti di cuoricini rossi e saluta con #andratuttobene. —

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