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«Rimango a Milano, ho preferito evitare di mettere a rischio la salute altrui»

Giulia Sili
«Rimango a Milano, ho preferito evitare di mettere a rischio la salute altrui»

Nicola Martellacci, studente, sarebbe dovuto tornare a Follonica venerdì scorso 

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la storia

Nicola Martellacci, 26 anni, studente di Scienze dell’Organizzazione a Milano, sabato sera avrebbe potuto lasciare, come tanti, i confini della Lombardia e raggiungere Follonica, la sua città.

Non lo ha fatto: il senso di responsabilità ha prevalso sulla voglia di tornare a casa dalla sua famiglia.

Nicola a Milano vive con la nonna materna e, oltre a frequentare l’università, lavora in un’azienda che si occupa di consulenze.

Di solito torna a Follonica una volta al mese ma, questa volta salterà la visita almeno fino a che non verranno aperte le zone arancioni, pensate per contenere la diffusione del coronavirus.

La settimana scorsa, già in piena emergenza sanitaria ma con i confini aperti, il follonichese aveva pensato ad un ritorno a casa, dove domenica prossima avrebbe anche voluto votare in occasione del ballottaggio, ma non lo ha fatto.

«Sarei voluto scendere venerdì scorso – dice – ma non l’ho fatto perché ho pensato che avrei potuto inavvertitamente essere un tramite di diffusione del coronavirus e quindi ho preferito evitare. Preferisco fare così piuttosto che mettere a rischio altre persone».

Nicola racconta di una Milano dalle strade deserte dove la percezione dell’emergenza sanitaria si fa sentire: «Per ora sono tranquillo – dice Martellacci – faccio una vita regolare ma questa settimana il clima è differente: oggi le misure si sono fatte molto severe. Io devo andare in ufficio perché siamo in un momento di revisione del lavoro, sono un consulente manageriale, e non esiste più neanche un momento rilassante come la pausa caffè: stamattina (ieri mattina per chi legge) sono andato con altri tre colleghi a prendere un caffè al bar e ci hanno fatto sedere su quattro tavolini diversi in un locale completamente deserto».

Quello che manca, però, è la vita di tutti i giorni: «Mi manca il mio quotidiano – dice infine Nicola Martellacci – finire di lavorare e arrivare al fine settimana non è la stessa cosa: qua le relazioni sociali sono diventate completamente assenti, si fa tutto malvolentieri, a partire dalle piccole cose quotidiane. Alla fine mi sono ridotto a pensare al lunedì, quando potrò tornare al lavoro e vedere gente ma anche lì con tutte le restrizioni necessarie: tutti a un metro di distanza e con le necessarie precauzioni igieniche del caso». —

Giulia Sili

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