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Imprese, nel 2019 resistono Cna: «Stranieri aprono attività»

Fiora Bonelli

L’emergenza coronavirus sta avendo un forte impatto in Amiata Peccato, perché l’anno appena trascorso aveva dato segnali di tenuta

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L’inesorabile declino dell’Amiata dal punto di vista delle imprese artigianali non si arresta e l’ultima batosta dell’emergenza coronavirus complica ulteriormente le cose. Peccato. Perché nel 2019 il declino pareva aver un po’ rallentato. Questa, per lo meno, la lettura del coordinatore Cna Amiata grossetana Maurizio Pellegrini (nella foto).

La Camera di commercio ha diffuso i dati relativi all’andamento dell’Albo artigiani alla fine del 2019. L’Amiata, se pure in lieve calo, sembra resistere e tenere, sebbene la contrazione delle sue imprese artigiane sia maggiore rispetto al dato della provincia di Grosseto. In tutta la provincia, infatti, alla fine del 2018, le ditte censite erano 5.713. A confronto, il 2019 ha fatto registrare un lieve, ulteriore calo essendo passate, alla fine del 2019, a 5.692, con una contrazione di 21 unità pari allo 0,36%.

Sull’Amiata, confrontando il 2018 ed il 2019, negli otto comuni amiatini (incluso Cinigiano) si è passati dalle 494 unità a 489, con una lieve diminuzione di 5 unità, corrispondente allo 0,98%.

«Nel 2018 il saldo era stato più pesante: 494 ditte del 2018 contro le 512 del 2017, meno 18 unità – commenta Pellegrini –. In sostanza, sull’Amiata, nel 2019 il calo sembra essersi attenuato rispetto a quello complessivo dell’ultimo decennio quando le imprese amiatine sono passate dalle 621 del 2009 alle attuali 489, con una perdita secca di 132 unità e un calo percentuale del 21,25% che la dice lunga sulla sofferenza patita da questo territorio dall’inizio della crisi. E se si confrontano questi dieci anni col dato provinciale registriamo, in Amiata, una contrazione superiore, perché i numeri della provincia di Grosseto passano, nello stesso periodo, dalle 6.439 unità del 2009 alle 5.692 del 2019, con un calo percentuale dell’11,60 e meno 747 unità».

Pellegrini, di fronte al quadro, parla di «sostanziale “tenuta” del comparto artigiano amiatino nel 2019, che potrebbe dipendere anche dal fatto che in molti settori (industria boschiva, lavori agricoli in conto terzi, edilizia) si va allargando, a conferma del cambiamento sociale in atto, la presenza di cittadini extracomunitari che sempre più si avvicinano al lavoro autonomo ed aprono le loro attività».

Un fenomeno – aggiunge Pellegrini – «che andrebbe, evidentemente, a compensare le molte chiusure che si sono registrate negli ultimi anni delle attività tradizionali dell’Amiata, come falegnamerie, autoriparazione, lavorazione metalli, servizi. Questo perché i titolari hanno raggiunto un’età avanzata ma non hanno trovato chi si è mostrato disponibile a proseguire l’attività. Questo del mancato ricambio generazionale, indotto anche dall’eccesso di pressione fiscale e burocratica, è uno dei più spinosi problemi che ci si trova ad affrontare, non solo sull’Amiata, perché spesso vanno a cessare imprese che avrebbero avuto un loro mercato e una buona redditività», chiude Pellegrini. —

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