Il presidio
Silvia e i costumi cuciti con una creatività magica
Suoi tocco e stile che hanno vestito la mascherata danzante «La kermesse mi piace perché è un potente catalizzatore»
Da due anni la costumista Silvia Manganelli mette a disposizione la sua creatività per il rione Senzuno e le sue creazioni hanno colpito nel segno: due volte su due la coppa del Carnevale dedicata alla migliore maschera a terra è andata nelle sue mani. Silvia, 40 anni, ha studiato a Bergamo e con i suoi modelli ha girato l’Italia. Oggi è tornata nella sua Follonica e nel laboratorio casalingo disegna, crea e cuce piccoli pezzi artigianali che hanno fatto diventare grande il Carnevale cittadino. Il suo laboratorio si chiama MangaLab ma molto del suo lavoro da due anni si realizza anche dentro al capannone di Senzuno, dove Silvia ha portato tutte le sue cifre stilistiche. Prima lo steampunk e poi un Carnevale dai toni messicani, carico di fiori, colori e teschi: tutti temi che la rappresentano appieno e dove è evidente il suo tocco creativo totalmente personale. Quest’anno il tema prescelto è stato, appunto, “El Dia de Los Muertos”, la festa dei morti che celebra la vita. «È una commemorazione dei defunti che si trasforma in un allegro carnevale di colori – dice Silvia – una delle più antiche espressioni culturali del centro America, diventata patrimonio dell’Unesco dal 2008. Abbiamo lavorato duramente e con tanto impegno. Questa enorme sfilata danzante è il frutto della collaborazione tra costumista, coreografe, ballerine, sarte, figuranti, truccatori, organizzatori, sostenitori e un altro elemento basilare: la fiducia. Abbiamo scelto un tema difficile – continua Silvia – e ci abbiamo creduto fino in fondo. Questa è la cosa che più mi ha reso felice. Senza l’aiuto prezioso di ognuno di loro il risultato che abbiamo ottenuto, per il secondo anno consecutivo, non lo avremmo conquistato». Silvia confessa di essersi avvicinata al Carnevale da grande ma di essersi appassionata come una bambina: «Faccio la costumista nel Carnevale di Follonica da soli due anni, ho scoperto un mondo partecipato, condiviso e sostenuto dalla comunità». E, oltre ad essere un ambiente all’interno del quale la costumista può esprimere al meglio le sue potenzialità, il Carnevale è anche un catalizzatore per la comunità: «Ha le potenzialità per coinvolgere la gente – dice Silvia – per unirci in un obiettivo comune e per proporre argomenti per niente scontati. È la cultura popolare follonichese, l’anticamera del teatro, l’espressione della sua collettività». Insomma, per Silvia, il Carnevale è una «cosa tutta, completamente, follonichese che ha un enorme potenziale da esprimere se indirizzato nel giusto modo». E in questo senso indispensabile è la collaborazione dell’intero rione. «Il Carnevale mi ha permesso di crescere molto e per me è sempre una grande soddisfazione» conclude Silvia. Presto, però, i follonichesi potranno vedere di nuovo le creazioni di Silvia: sono suoi i costumi dello spettacolo “L’anima è figlia di nessuno”, dedicato alla poetessa Alda Merini, con Chiara Migliorini che andrà in scena l’8 marzo al museo Magma.
Oggi la mascherata parteciperà al Carnevale di San Vincenzo insieme ad altri figuranti provenienti dal Carnevale di Follonica: «Per amore di verità – dice – credo che andremo solo noi ma ci sta che qualcuno si infili all’ultimo». —
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