Il Tirreno

Grosseto

processo capuano 

«Sapeva dell’udienza prima dell’avvocato»

Francesca Gori
«Sapeva dell’udienza prima dell’avvocato»

L’imprenditore che ha venduto un capannone al commercialista aveva dovuto fargli causa per riscuotere 150mila euro 

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«Capuano sapeva che eravamo partiti con il pignoramento prima che si celebrasse l’udienza». È il guizzo finale dell’udienza che si è celebrata ieri mattina nell’aula d’assise del tribunale di Grosseto. Chi glielo avesse detto, però, Andrea Berni non riesce a ricordarlo, nonostante sia stato incalzato sia dal sostituto procuratore Anna Pensabene che dall’avvocato di Cesare Ferreri, imputato per corruzione, Alessandro Oneto.

Il nome dell’ex cancelliere ieri mattina è stato fatto dall’imprenditore che ha venduto un capannone a Riotorto a Evans Capuano che, il giorno in cui, insieme al notaio andò a casa dell’uomo per far firmare l’anziana madre, era accompagnato da Ferreri. «Me lo presentò come un giudice del tribunale di Grosseto, mi disse che erano amici», ha spiegato l’uomo.

Berni ricorda la trattativa per la vendita del suo capannone di Riotorto: decise di darlo al commercialista per 400mila euro, 250mila alla stipula dell’atto, il resto in assegni che avrebbe depositato via via. Allo stesso tempo, spostò nello studio di Capuano la contabilità. «Mi erano rimasti tre assegni da 50mila euro ciascuno - racconta l’uomo - li consegnavo alla moglie di Capuano, che mi dava i soldi. Poi però smise di pagare, perché, mi disse, che non era riuscito ad affittare quel capannone. Io mi arrabbiai, perché i patti erano differenti».

L’imprenditore avrebbe infatti dovuto riscuotere quanto dovuto. «Da nessuna parte c’era scritto che mi avrebbe pagato sulla base dell’affitto e così, per riavere i miei soldi, incaricai un avvocato per fare un pignoramento».

Berni ricorda le difficoltà che aveva avuto per parlare con Capuano. «Non mi rispondeva al cellulare, si negava allo studio - dice - Una volta lasciai un messaggio in segreteria dicendo che avrei depositato gli assegni. Mi chiamò il giorno dopo, era alterato». Aggettivo, questo, “corretto” dal pm Pensabene citando il verbale di sommarie informazioni che l’uomo sottoscrisse alla guardia di finanza. «Rabbioso», c’era scritto. «È vero - dice - mi disse che non dovevo permettermi di dire quelle cose, che sarebbe venuto a prendermi a casa. Io però non la presi seriamente, pensavo fosse solo che fosse arrabbiato. Forse ho sottovalutato le cose, ma ora che so tutto quello che è venuto fuori, sicuramente sarei più preoccupato».

Berni ha portato via anche la contabilità ma non ha avuto indietro i suoi documenti. I soldi sì, gli vengono pagati attraverso il pignoramento degli affitti di Capuano. «Capuano sapeva del pignoramento prima del mio avvocato - dice - ma non so da chi lo avesse saputo». L’avvocato Guiscardo Allescia, che difende Capuano, ha voluto sapere se - una volta portata via la contabilità dallo studio - ci fossero stati problemi. «Ho dovuto pagare tre o quattromila euro all’Agenzia delle entrate - spiega - perché io avevo dato i soldi allo studio, ma alcune cifre non erano state versate». —

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