Post contro Carola, interrogazione al ministro
Fratoianni (Sinistra Italiana-Leu) chiede accertamenti anche su «insulti rivolti contro il Papa, giornalisti e politici»
GROSSETO. L’onorevole Nicola Fratoianni (Sinistra Italiana-Leu) ha presentato un’interrogazione al ministero dell’Interno a proposito dei post della vicesovrintendente della polizia di Grosseto, Silvia Bocci: non solo per quello poi cancellato contro Carola Rackete ma anche per altri nei quali ha ravvisato «insulti anche contro il Papa, giornalisti, politici e membri governo».
L’interrogazione prende spunto da quanto scritto a proposito della comandante della Sea Watch 3 e chiede al ministero dell’Interno «quali iniziative di competenza intenda adottare con urgenza per prevenire ulteriori episodi di questo genere. E ancora quali provvedimenti urgenti abbiano assunto i vertici della Polizia di Stato nei confronti dell’autrice di questi messaggi, che a parere dei parlamentari del gruppi di Liberi e Uguali, si pongono al di fuori delle leggi e della stessa Costituzione, e se non ritengano necessario allontanare la vicesovrintendente dal Corpo».
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Fratoianni è il primo firmatario dell’interrogazione parlamentare. «L’autrice del post ha cancellato il post contro Carola Rackete. Tuttavia – si legge nell’interrogazione – nel corso di questi mesi è autrice di altri post su Facebook dove con un linguaggio violento si attaccano esponenti politici e di governo e altre figure».
E nell’interrogazione cita alcuni esempi. Uno del 28 gennaio 2020 riferito a Papa Francesco; uno del 4 gennaio 2020 riferito alla partecipazione al festival di Sanremo della giornalista Rula Jebreal. In precedenza, il 26 novembre 2019, Fratoianni aveva ravvisato la presenza di un post nei confronti di Fabio Fazio. Il 25 ottobre 2019 il bersaglio di un ulteriore post sarebbe stato «evidentemente riferito ad un altro giornalista, Enrico Mentana o David Parenzo, e cosi via». In ognuno di questi post, l’esponente di Sinistra Italiana-Leu ravvisa parole offensive nei confronti di ciascuno dei soggetti.
«Il 24 ottobre 2019 il Capo della Polizia – ricorda Fratoianni nell’atto ispettivo – ha predisposto una Circolare sull’utilizzo dei social network e applicazioni di messaggistica da parte del personale della Polizia di Stato dove è richiesto “un comportamento ineccepibile ed esemplare… si possono esprimere opinioni ma sempre ponderando oculatamente tempi, modi e caratteri della propria esternazione in modo da tenere un comportamento improntato a correttezza, imparzialità e cortesia”. Circolare che è stata evidentemente ed ampiamente disattesa come anche i regolamenti interni».
«Ci troviamo di fronte ad una serie di episodi gravissimi, – conclude Fratoianni – resi ancor più gravi dall’appartenenza alle forze dell’ordine dell’autrice. E non si tratta certo della manifestazione di libere opinioni, ma offese, insulti, minacce, parole di odio, con profili di natura penale e disciplinare. È evidente che l’appartenenza alla Polizia di Stato è incompatibile con tali manifestazioni di odio». —
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