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Cavallo sciolto, rabbia per attivare l’intervento
Nella borgata di Case d’Orifile gli abitanti lamentano i mille giri di telefonate per chiamare forze dell’ordine, 118, pompieri
Un cavallo sciolto scorrazza nella serata di mercoledì 19 febbraio a Case d’Orifile, borgata di Arcidosso, attorno alle 21. Gli abitanti della piccola frazione sentono il rumore degli zoccoli nella strada, temono per gli automobilisti di passaggio, chiamano carabinieri e vigili del fuoco. Dopo vari giri di telefonate, le forze dell’ordine arrivano e si contatta il proprietario che viene a riprendersi l’animale. Ma in giro c’è malumore.
«In un frangente del genere – dicono alcuni abitanti – quando deve essere immediato l’intervento delle forze dell’ordine e degli addetti, qui da noi, in Amiata, siamo penalizzati e non poco. Chiamiamo i carabinieri che ci rispondono da Grosseto. Da lì allertano il comando di Pitigliano, il quale a sua volta chiama ad intervenire la pattuglia della tenenza di Arcidosso. Idem per i vigili del fuoco. Telefoniamo e ci risponde Grosseto che poi ordina l’intervento ai vigili di Arcidosso. È tutto così».
Anche le telefonate al 118 fanno un giro tortuoso. «Se chiamiamo il 118 – dicono gli abitanti – risponde Siena, che poi avverte l’autoambulanza di Castel del Piano. Tempo prezioso perso con giri di telefonate, interrogatori che corrono sui fili e sembrano non finire mai. Avevamo un comando di carabinieri ad Arcidosso, con filo diretto con loro. Oggi sono ridotti a tenenza, ridimensionati e prima di arrivarci bisogna fare il giro di mille telefoni».
Non va diversamente quando c’è necessità di un intervento dei vigili del fuoco. «I vigili del fuoco di Arcidosso – dicono gli abitanti di Case d’Orifile – un tempo li sentivamo come uomini presenti e vicini. Oggi vanno intercettati tramite Grosseto. I cittadini sono sempre più lontani da istituzioni, enti, organizzazioni pubbliche, i servizi si sono complicati, stiamo perdendo tutto ciò che un tempo funzionava a puntino e che avevamo in casa. Come il 118. Lo abbiamo qui, a due passi (le telefonate inoltrate dalla centrale di Siena arrivato alla sala dell’associazione Misericordia di Castel del Piano). Perché dobbiamo telefonare a Siena che poi deve ritelefonare alla Misericordia? Sembra la novella dello stento. A fronte di piccoli risparmi, forse, per Stato e aziende pubbliche, la popolazione ci perde in servizi, vicinanza, tempo. I sindaci dovrebbero agire per sanare questo gap». —
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