Il Tirreno

Grosseto

processo capuano 

Soldi in prestito per la società sportiva «Minacce per riaverli»

Francesca Gori

Il socio del calciatore Monticciolo costretto a darli ad Ausilio Le intercettazioni: «Paga o vengo ad ammazzarti»

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«Dove sono i soldi, Manuel? Sto aspettando: alle 9 domani vengo io a trovarti. Ti rintraccio al cellulare anche se lo spengi. Non devi dirmi più niente, sennò ti ammazzo con le mie mani». Minacce di morte, pronunciate non solo nei confronti dell’uomo che aveva contratto il debito con il calciatore Alessandro Monticciolo, oggi allenatore dell’Altamura in serie D. Ma anche nei confronti del padre pensionato dell’uomo. «Lo ammazzo - ha letto in aula il sostituto procuratore Giuseppina Mione - Tu passi un brutto sabato e una brutta domenica. Te lo giuro sulla mia parola». Seduto al banco dei testimoni, Manuel Stirpe, follonichese che nel 2015 mise su una società sportiva insieme all’ex calciatore professionista. Associazione che avrebbe dovuto diventare punto di riferimento per i ragazzini delle scuole calcio, nella città del golfo. Una vicenda, quella che vede protagonisti Stirpe e il suo socio calciatore che piomba direttamente nell’aula della corte d’assise, dove si celebra il processo per presunta estorsione con metodo mafioso a crico del commercialista follonichese Evans Capuano e di altri sette imputati. Tra questi c’è anche Cataldo Ausilio, difeso dall’avvocato Carlo Valle, che avrebbe minacciato Stirpe per avere indietro dall’uomo i soldi investiti dal cognato, il calciatore Monticciolo, nella società sportiva che i due avevano costituito a Follonica. «Quando Alessandro uscì - dice Stirpe - mi chiese di restituirgli il denaro che aveva investito, spiegandomi che quei soldi li avrei dovuto dare a Cataldo Ausilio perché nella società li aveva messi in parte lui. Decidemmo un piano di rientro che però non sono riuscito a onorare. In quattro o cinque mesi gli ho restituito 12mila euro, poi non avevo più la disponibilità per rientrare». È in quel momento che il racconto del testimone comincia a divergere dalle carte del sostituto procuratore che legge passaggi dei verbali dei carabinieri, redatti ormai tre anni fa, quando l’uomo fu sentito. Passaggi dove le minacce che sarebbero state pronunciate da Cataldo sono chiare. Stirpe invece, in aula, ha spiegato alla corte di aver fatto tabula rasa, nella sua memoria, di quel periodo. «Un giorno abbiamo discusso e ci siamo presi a spintoni - ha spiegato - me li ha tirati lui e glieli ho restituiti io. Ci siamo tirati due schiaffi, ma nulla di più». Il di più, invece, sarebbe stato raccontato quando Stirpe era stato sentito dai carabinieri. Passaggi, quelli dei verbali, che sono stati letti in aula dal pm, dove l’uomo aveva dichiarato di temere per sé e per la sua famiglia perché minacciato di morte. Ieri, però, si sentiva sicuro e, a domanda precisa del presidente della corte, Laura Di Girolamo, ha detto: «Non ho più avuto rapporti con Ausilio, da quando gli ho restituito i soldi. Nessuno mi ha avvicinato prima dell’udienza e non ho paura di lui».—

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