Il Tirreno

Grosseto

le affissioni contro l’anpi 

Foibe, i partigiani attaccano: «Mai avuto alcuna reticenza»

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massa marittima. L’Anpi provinciale di Grosseto condanna le affissioni abusive comparse nottetempo a Follonica e Massa Marittima e anche le sezioni locali dell’associazione Partigiani non intendono accettare le intimidazioni anonime giunte ripetutamente in questi ultimi giorni. «L’Anpi non ha, e non ha mai avuto, alcuna reticenza nell’affrontare la drammatica questione delle foibe e dell’esodo istriano-dalmata, e si è sempre fatta promotrice delle numerose iniziative volte ad accertarne la verità storica sin dall’istituzione del Giorno del Ricordo - spiegano - Per questo, per arginare gli autori di questi messaggi intimidatori, chiediamo a tutte le forze politiche, nazionali e locali, di difendere i principi democratici contenuti nella nostra Carta Costituzionale».

Nette le parole del presidente provinciale Flavio Agresti: «Pochi giorni fa tutti noi abbiamo celebrato la memoria della Shoah; il 10 febbraio ricordiamo le drammatiche vicende del confine italo-sloveno e, in questo contesto, la tragedia delle foibe e dell’esodo, proponendoci doverosamente di riportare tutto ciò nell’ambito suo proprio di una ricerca storica libera da ogni condizionamento politico - spiega - Questo non già perché siamo ormai oltre i conflitti che scatenarono la seconda guerra mondiale, ma grazie al fatto che i lutti e le rovine causate da quella sciagura epocale ci hanno dotato di una ispirazione profondamente pacifista, che trova solenne sanzione nella lettera e nello spirito della Costituzione repubblicana, frutto di una reale unità culturale e politica degli italiani che si erano appena liberati dal nazifascismo».

Il 4 febbraio l’Anpi ha organizzato su quei fatti un seminario a Roma, ribadendo che l’infoibamento è stato un crimine, un orrore, lontano anni luce dai valori che mossero i nostri partigiani nella Resistenza e che getta un’ombra sull’antifascismo jugoslavo.

«Senza alcuna reticenza rendiamo onore alle vittime innocenti, tra le quali molti partigiani comunisti e democratici che avevano la sola colpa di non condividere l’espansionismo titino - aggiunge Agresti - mentre diciamo che coloro i quali, durante gli anni dell’italianizzazione forzata di quei territori operata dal fascismo mussoliniano, si erano resi responsabili di violenze efferate, dovevano essere sottoposti a regolare processo, come a Norimberga, facendo da lì scaturire la giusta e meritata punizione, come doveroso epilogo di quella vicenda storica». —

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