Prima picchiato e poi riempito di pallini di piombo Gatto ucciso a Ravi
Il micio Schizzo era rimasto solo dopo la morte del padrone ed era stato preso in cura dai residenti del Castello
I pallini bianchi che saltano subito all’occhio osservando la radiografia sono quelli di piombo, sparati con il preciso intento di terrorizzare e ferire. Ma questo non è bastato a uccidere il gatto del castello, da molti anni custode del centro storico di Ravi: una botta in testa, data con molto forza, ha causato un trauma cranico grave e così, dopo cinque giorni di agonia, l’eutanasia è stata l’unica scelta possibile.
Il gatto del Castello, Schizzo per chi se ne prendeva cura, era rimasto solo dopo la morte dell’anziano proprietario e così erano stati i residenti del quartiere a occuparsi di lui. «Era un gatto che ne ha passate mille – dice il residente che lo aveva adottato – era abituato a stare fuori perché era rimasto solo dopo la morte del proprietario castellano, ed era sempre rimasto nei pressi della casa dove andava a dormire. Aveva un raggio d’azione di 300 metri al massimo, era sempre qui. Noi ce ne prendevamo cura: con mio fratello avevamo costruito una cuccia per farlo dormire vicino a noi e ogni giorno gli davamo da mangiare. Un animale affettuoso, coccolone, che abbiamo adottato volentieri e che a suo modo ci contraccambiava. Ogni volta che uscivo con il mio cane, Schizzo veniva con noi, ci scortava per le vie del paese». Sabato scorso delle vicine hanno però avvisato l’uomo che il gatto aveva avuto un incidente: «Sabato mattina, dopo aver fatto la consueta passeggiata con me e Nemo, Schizzo si è fermato nella piazzetta del castello e noi siamo rientrati a casa. Poi due amiche vicine di casa verso le 14 mi hanno chiamato al telefono dicendomi che il gatto stava molto male».
L’uomo ha così trovato il micio agonizzante, pieno di sangue, che cercava di trascinarsi sotto a una macchina per mettersi al sicuro. «Mi sono fatto prestare un asciugamano e una scatola – racconta l’uomo – e l’ho porto di corsa dal veterinario a Follonica, un viaggio della speranza, dato le sue condizioni».
A visitare l’animale è stato il veterinario Maurizio Lombardini che ha subito capito la gravità della situazione: «L’animale è arrivato qui in condizioni precomatose – spiega – Non riusciva a stare in piedi, era semi incosciente. La collega che l’ha visto ha fatto subito una radiografia: il gatto era pieno di pallini da caccia e aveva un trauma cranico, non rispondeva bene ai riflessi. Visto il luogo dove è stato ritrovato l’animale – continua il veterinario – tenderei a escludere che possa essere stato investito da un’auto, è più probabile che il gatto sia stato picchiato con violenza. I pallini nella parte posteriore non sono stati la causa della morte, è stato il trauma cranico grave che ha anche causato una crisi epilettica che l’ha portato all’incoscienza totale. Vista la gravità della situazione abbiamo dovuto praticare l’eutanasia». A Ravi, nel quartiere del Castello, restano l’amarezza e il dispiacere per l’episodio ma anche la consapevolezza che qualcuno, forse un residente, si è accanito con tanta rabbia su quell’animale. «Pensavo di vivere in un paesino piccolo, tranquillo, con pochi abitanti, dove tutti ci conosciamo, dove pensi che il tempo si sia fermato e la vita possa scorre tranquilla, un posto senza traffico a misura d’uomo e animali da compagnia. Ma non è così» conclude l’uomo che fino a pochi giorni fa si è preso cura del gatto del castello. —
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