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Caso Termine Il giudice del lavoro deciderà a marzo sul suo reintegro

Manolo Morandini
Caso Termine Il giudice del lavoro deciderà a marzo sul suo reintegro

Gli avvocati del sindaco chiedono di sentire un funzionario C’è la sua relazione epurata di giudizi positivi sul dipendente

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Due versioni della stessa relazione, redatte a distanza di una manciata di giorni da un funzionario comunale. Ma della prima sembra essersi persa traccia. La seconda, invece, sarebbe alla base delle argomentazioni che hanno portato al licenziamento di Giacomo Termine, sindaco di Monterotondo Marittimo, a far data dal 23 dicembre 2019 dal Comune di Piombino. È quanto si apprende dal ricorso che ha presentato al giudice del lavoro del Tribunale di Livorno contro l’ente piombinese. Già fissata la data dell’udienza: il 25 marzo.

Troppi permessi per poter svolgere il suo ruolo istituzionale, è la motivazione del licenziamento senza preavviso. L’appiglio sarebbe il periodo di prova fissato al momento dell’assunzione di Termine in sei mesi. E l’impossibilità di valutarne l’idoneità nell’arco di un anno a causa delle ripetute assenze.

Il ricorso, argomentato in oltre venti pagine, punta a fornire interpretazioni e fatti utili a smontare l’operato dell’amministrazione piombinese. Al punto che al di là dei richiami all’articolo 51 della Costituzione e alle norme ordinarie, si segnalano episodi e quella doppia versione della relazione a firma del funzionario in servizio all’ufficio Affari legali Maurizio Poli, già dirigente del Servizio Politiche ambientali fino al 31 ottobre dello scorso anno.

Nell’ultima versione della relazione che Poli avrebbe scritto su richiesta del segretario generale del Comune di Piombino Gianpaolo Brancati, stando a quanto riportato nel ricorso, afferma che le mansioni affidate a Termine “non sono state compiutamente svolte in quanto il dipendente fruisce dei permessi per mandato elettivo”. Assenze che “creavano ritardi e inefficienze”, lamentando altresì che il dipendente “non ha mai presentato un attendibile piano delle sue presenze in ufficio, avendo inoltre spesso disatteso gli impegni di lavoro e i giorni di presenza in ufficio che erano stati per tempo concordati”. Eppure, c’è un precedente di tutt’altro segno. Poli pochi giorni prima avrebbe redatto una diversa versione, trasmettendola al segretario generale. In questa, avrebbe affermato che, nonostante l’ufficio soffrisse delle assenze per i permessi fruiti per motivi elettivi da Termine, quest’ultimo aveva dato dimostrazione di elevate doti relazionali sia di competenze professionali. Ma la versione allegata all’atto di recesso dal rapporto di lavoro è invece epurata di questo riconoscimento. “Verosimilmente su richiesta formulata dall’amministrazione comunale al funzionario che ha redatto la relazione – si ipotizza nel ricorso –, in quanto la stessa avrebbe reso contraddittorio l’atto di recesso”. E sul punto s’invita il giudice a sentire Poli in veste di testimone.

Insomma, per lo studio Tavarelli e associati di Grosseto che assiste Termine al loro assistito si contesta “non di aver lavorato male o di non essere capace, bensì di aver recato pregiudizio all’ufficio a causa delle sue frequenti e non programmate assenze”.

Il punto è che il primo cittadino di Monterotondo Marittimo, in quota Pd (ne è anche segretario provinciale da ottobre dello scorso anno), oltre a essere anche presidente della Conferenza dei sindaci Asl Toscana sud est, presidente della Società della salute Colline Metallifere e membro della giunta esecutiva Unione di Comuni Montana Colline Metallifere, non può optare per l’aspettativa. Con una indennità di carica di appena 450 euro (il Comune è piccolo e la cifra è questa) non si campa. E gli altri ruoli che ha li copre a titolo gratuito. Tutti incarichi che ricopriva già al momento di essere assunto dal Comune di Piombino. Anzi, quando il Comune di Piombino lo ha assunto sapeva che Termine avrebbe fruito dei permessi per lo svolgimento delle cariche elettive che ricopriva da anni e che avrebbe ricoperto almeno fino al 2024, anno di scadenza del mandato da sindaco del Comune di Monterotondo Marittimo.

Stando alle ragioni di diritto per il reintegro di Termine nel posto di lavoro, all’ufficio Politiche ambientali dove si occupava dell’istruttoria delle pratiche di autorizzazione ambientale, si parte dall’articolo 51 della Costituzione e si richiama più di un articolo del Testo unico degli enti locali. Sottolineando che il recesso è stato un atto discriminatorio. La fruizione dei permessi del dipendente eletto o nominato “negli organi esecutivi degli enti locali, non è subordinata alla preventiva valutazione discrezionale del datore di lavoro, essendo il lavoratore tenuto solo a dare una previa comunicazione dell’assenza e della sua causa giustificatrice”. –

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