Il Tirreno

Grosseto

Ordinanza contro le slot, non tutti i sindaci dicono sì

Lina Senserini
Ordinanza contro le slot, non tutti i sindaci dicono sì

Biondi e Gentili puntano all’educazione degli utenti, Bartalini teme danni economici per gli esercenti: ecco le risposte alla proposta del collega di Gavorrano

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Ci sono famiglie che finiscono sul lastrico, uomini e donne che perdono tutto nel gioco. Non certo quello delle bische clandestine dense di fumo di hollywoodiana memoria, ma quello legale delle slot machine, delle lotterie, dei casinò online, del gratta e vinci, delle scommesse. Si può chiamarlo come si vuole, ma anche se legale sempre gioco d’azzardo è e mette in circolo miliardi di euro all’anno, una sostanziosa parte dei quali finisce nella casse dello Stato. E quando diventa patologico, si configura come una piaga sociale.

In Maremma, la guerra alla ludopatia riparte da Gavorrano, dove il sindaco Andrea Biondi ha rilanciato l’idea di ridurre l’orario in cui è possibile giocare alle slot e alle videolottery sparse in tutta la provincia. Un segnale forte per invertire la tendenza partendo dal gioco fisico e maggiormente diffuso, questa volta coinvolgendo il pubblico, gli amministratori, e il privato, gli esercenti che tengono legalmente le macchinette nei loro locali. L’idea di Biondi è quella di un’ordinanza condivisa a livello provinciale, che pur con alcuni distinguo ha raccolto il plauso dei colleghi.

Dal capoluogo, il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna accoglie con interesse la proposta rimarcando l’impegno della giunta contro la ludopatia. «Nel 2018 – dice – abbiamo varato il regolamento per l’esercizio del gioco lecito che, di fatto, ha inasprito la norma regionale, imponendo una distanza dai luoghi di gioco e introducendo altre sedi sensibili, come le scuole e i parchi. Un regolamento che contingenta nuove aperture e controlla il territorio, tanto che, da quando è in vigore, non se ne registrano tra le attività autorizzabili dal Comune».

Di altro avviso i sindaci di Civitella Paganico e di Pitigliano. «Sono d’accordo nel disincentivare il gioco d’azzardo con un’azione condivisa, lo sono meno sul mezzo poiché si pone anche un problema di legittimità rispetto alla sussistenza delle attività che hanno al loro interno le slot machine. Credo anche che dovremmo agire premiando chi sceglie di non installarle nei propri locali», spiega Alessandra Biondi. «Il gioco va combattuto, ma non è con la sola repressione che si risolve il problema – le fa eco da Pitigliano, Francesco Gentili – Bisogna valutare la reale efficacia dell’ordinanza e credo che la linea di indirizzo debba venire da un livello più dall’alto di quello locale. Del resto, già applicando la normativa regionale possiamo fare molto per limitare l’installazione di slot».

Anche Francesco Limatola, sindaco di Roccastrada, si dichiara d’accordo «sulla necessità di agire a livello provinciale, perché fare rete e collaborare per raggiungere un comune obiettivo dà più forza all’azione stessa, a prescindere dal mezzo», dice. Della stessa idea Marcello Giuntini, primo cittadino di Massa Marittima, secondo il quale «è giusto affrontare il problema in termini di territorio, poiché – spiega – non ha senso varare ordinanze con fasce orarie diverse tra Comune e Comune. Chi vuole giocare, prende l’auto e si sposta dove più gli conviene».

Da Monte Argentario, Franco Borghini concorda su ogni iniziativa «finalizzata a contenere il grave problema che anche da noi ha raggiunto livelli insopportabili». Il sindaco di Castel del Piano, Michele Bartalini, ritiene necessario coinvolgere «gli esercenti che hanno le slot, capire da loro l’entità del fenomeno, anche per evitare un danno economico. L’arma più forte resta l’educazione ma se le cose dovessero peggiorare, prendiamo in considerazione un’ordinanza restrittiva, purché condivisa». —

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