Il Tirreno

Grosseto

tribunale 

Incendi dolosi, camionista a giudizio Cinquanta episodi tra il 2016 e il 2017

Pierluigi Sposato
Incendi dolosi, camionista a giudizio Cinquanta episodi tra il 2016 e il 2017

L’imputato ha sempre negato: «Non sono un piromane». Il dna su due inneschi decisivo in questa prima fase

3 MINUTI DI LETTURA







Il capo di imputazione parla di cinquanta tra incendi riusciti e tentati, tutti dolosi, tra il 2016 e il 2017, nei territori di Grosseto e Castiglione della Pescaia. Ma lui, Maurizio Vicolini, 61 anni, camionista grossetano, ha sempre negato di aver voluto dar fuoco alla vegetazione. Ha ammesso di fumare, sì, e anche parecchio, ha spiegato che gli è spesso capitato di gettare i mozziconi fuori dal finestrino, per distrazione, una volta arrivato alla fine della sigaretta, non completamente spenta: ma ha sempre respinto l’accusa di essere un piromane.

Sarà però da questa imputazione che si dovrà difendere nel processo che inizierà l’8 aprile davanti al collegio presieduto da Adolfo Di Zenzo: il giudice dell’udienza preliminare Giovanni Muscogiuri ha accolto la richiesta di processo avanzata dalla Procura (ieri in aula Maria Navarro). Accolte anche la richieste di costituzione di parte civile avanzate da Comune di Grosseto, Comune di Castiglione della Pescaia e Legambiente. Il difensore di Vicolini, l’avvocato Aldo Peronaci, ha sollecitato il giudice a emettere un pronunciamento di «non luogo a procedere», trattandosi di un processo indiziario, ha detto, e che una semplice occasione di transito nei luoghi in cui erano poi divampati i roghi è pienamente giustificata dall’attività di Vicolini. Questi è ancora regolarmente al lavoro, è autotrasportatore alle dipendenze di un’azienda che si occupa di cura e manutenzione del verde. Ieri non era presente in Tribunale.

Nessun patteggiamento, nessun rito alternativo: saranno i riscontri di indagine e le testimonianze a dover far luce sulle eventuali responsabilità di Vicolini, in dibattimento. Decisivo, in questa prima fase, è stato il dna. Il suo è stato rinvenuto su due di quelli che gli investigatori hanno individuato come inneschi, ritrovati in due luoghi diversi: un mozzicone inserito nel dado di un bullone (con lo scopo di conferire pesantezza all’oggetto e indirizzarlo nel punto prescelto) e un altro mozzicone nel quale era stato praticato un foro nel quale far passare un fiammifero. Sulle questioni relative al dna, l’avvocato Peronaci spiega di aver presentato eccezioni difensive: saranno verosimilmente ripetute nel corso del dibattimento. Carabinieri del nucleo investigativo e della stazione di Castiglione della Pescaia e carabinieri forestali si erano occupati delle indagini.

Il primo episodio contestato risale al 7 luglio 2016, quando un rogo distrusse mille metri quadrati di macchia mediterranea e sterpaglie sulla Panoramica a Castiglione della Pescaia. L’ultimo a Marina di Grosseto, l’8 agosto 2017. Anzi, in quel giorno ce ne furono tre, tutti tentati: in via della Paranza lungo la Trappola; sulla provinciale delle Collacchie alla Fiumara; su quella stessa strada ma nei pressi del camping Etruria. In mezzo ce ne sono, appunto, altre decine, più o meno gravi, riusciti o tentati, con vegetazione distrutta sia nel territorio di Grosseto (Rugginosa, Casotto Venezia, Principina Mare e Terra, via Cimabue, via Aurelia nord, Braccagni, San Martino) sia in quello di Castiglione della Pescaia (Marze, Selene, Casa Mora, Roccamare, Pian di Rocca). Pineta nei casi più gravi, o qualche centinaio di metri quadrati di sterpaglie la vegetazione rimasta distrutta. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web