Il Tirreno

Grosseto

Oltre 5 ore di lavoro per mettere fuori uso la bomba dell’Ombrone - Video e foto

Francesca Ferri
Oltre 5 ore di lavoro per mettere fuori uso la bomba dell’Ombrone - Video e foto

Neutralizzato l’ordigno bellico trovato a fine novembre: gli artificieri hanno usato un proiettile ad acqua innescato da remoto, poi hanno fatto brillare il residuato

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CINIGIANO. Un proiettile ad acqua, azionato da remoto, viene conficcato nella spoletta. Poi trenta minuti di attesa, il cosiddetto “tempo di saturazione”.

Alle 9,39 un sospiro di sollievo attraversa il centro operativo allestito nei locali di Certema a Santa Rita (Cinigiano). I sei artificieri dell’esercito, Secondo Reggimento Pontieri di Piacenza, hanno appena finito di despolettare la bomba della seconda guerra mondiale che dal 30 novembre, quando è stata scoperta per caso da alcuni canoisti, giaceva – in sicurezza – sulla riva dell’Ombrone sotto il paese di Sasso d’Ombrone, a poche decine di metri dal ponte, direzione foce.

E anche se il momento più sensazionale, in questi frangenti, è il brillamento, quando cioè la bomba viene fatta esplodere, l’operazione più delicata e potenzialmente pericolosa è proprio svitare la spoletta che per oltre settant’anni ha tenuto a freno il carico di amatòlo, la miscela esplosiva costituita da nitrato d’ammonio e tritolo, di cui era imbottito l’ordigno da 500 libbre sganciato da un aereo statunitense durante il secondo conflitto mondiale.

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«Questi sono ordigni di quasi cento anni quindi basta pochissimo per farli esplodere», spiega il maggiore Giuseppe Di Francesco che, affiancato dal capitano Paolo Cafiso, ha diretto le operazioni che ieri hanno permesso di neutralizzare la bomba. Il rischio, in questo caso, è aumentato dalla presenza del fiume «per il materiale che potrebbe essere proiettato durante l’esplosione, tra pezzi di bomba e sassi», spiega ancora Di Francesco.

Alla fine è andato tutto bene, grazie anche alla minuziosa preparazione di tutti gli attori in campo – circa cento persone tra forze dell’ordine, Comuni, 118, Cri – coordinati dal vicario della prefettura Alessandro Tortorella con il dirigente della protezione civile Francesco Piano.

Il fiume aveva già complicato la messa in sicurezza dell’ordigno, avvenuta all’indomani del ritrovamento, perché, ha spiegato Di Francesco, ha limitato lo spazio per realizzare le protezioni, uno scasso sulla riva e una barriera di un metro cubo “Hesco Bastian”; tutto verrà ripristinato nei prossimi giorni. Nei giorni scorsi, poi, una piena ha portato via un albero a cui la bomba era stata assicurata con una cinghia; l’ordigno, ad ogni modo, non si è mosso.

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La mattinata ieri è stata lunga e articolata, con un fuoriprogramma dovuto al terreno fangoso, che per due volte ha rallentato il transito dei mezzi dell’esercito, costretto gli abitanti di Sasso d’Ombrone ad attendere sul ponte per sgomberare dalla zona rossa e allungato le operazioni di brillamento.

L’evacuazione, nel raggio di 1.800 metri, ha coinvolto 380 persone ed è iniziata con il cielo ancora buio, quando 118 e Croce rossa italiana hanno accompagnato tre persone allettate all’ospedale di Castel del Piano, secondo il piano di accoglienza previsto. Altre venti si sono presentate al punto di riunione della scuola di Cinigiano, allestito per l’attesa. Gli altri si sono organizzati per conto proprio.

Alle 8 le strade nei dintorni sono state chiuse, compresa la provinciale del Cipressino che conduce all’Amiata, la corrente staccata, la linea ferroviaria interrotta e i treni fermati a Monte Antico. Nove in tutto i viaggiatori coinvolti, otto diretti a Grosseto e uno a Siena, accompagnati in bus a Monte Antico.

Alle 9 l’evacuazione era completata, compresi due cacciatori inizialmente “sfuggiti” al divieto di accesso alla zona rossa. Alle 9,05 solo sei persone si trovavano nella zona rossa, a tu per tu con la bomba: i sei artificieri. Completata questa fase, la bomba è stata prelevata dal suo sito e portata in un campo a Monteverdi, a 1700 metri di distanza, dove l’esercito aveva già scavato una buca di 4 metri, con accesso inclinato. La bomba vi è arrivata alle 11,15; poco dopo sono state riaperte le strade, è stata riattivata l’elettricità e i treni hanno ripreso a viaggiare. Dopo 5 ore e 20 gli abitanti sono potuti rincasare. Giusto in tempo per il pranzo della domenica.

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