Il Tirreno

Grosseto

la tragedia 

Città sotto choc per la morte di Emanuele «Uomo buono, una simpatia contagiosa»

Francesca Gori
Città sotto choc per la morte di Emanuele «Uomo buono, una simpatia contagiosa»

Il barista del Crem Caffé è stato trovato nel suo appartamento, colpito da un malore fatale probabilmente due giorni prima

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Il cartello messo sulla vetrata del bar, avvertiva i clienti che ieri il Crem Caffé sarebbe rimasto chiuso tutto il giorno. «Non ce la siamo sentiti di aprire, il dolore è troppo forte», dice Biagio Pianese, titolare con il gemello Antonio dell’attività dove lavorava da alcuni mesi Emanuele Tullo, il trentacinquenne trovato morto venerdì pomeriggio nel suo appartamento in via Oberdan. «Lutto per l’improvvisa scomparsa del nostro amico/dipendente Emanuele Tullo. La pasticceria resterà chiusa oggi (ieri per chi legge, ndr). Riapriremo domenica con regolare orario. Ci uniamo al dolore della famiglia per la triste perdita»: è questo che si leggeva ieri in piazza Esperanto, dove Biagio, chiuso dentro al suo locale insieme a suo padre, si teneva la testa tra le mani. La sera dell’ultimo dell’anno, Emanuele aveva cenato con lui e con la sua famiglia e a mezzanotte era sceso nel giardino con i bambini per accendere qualche botto. «Stava bene - prosegue Biagio Pianese - Aveva avuto un po’ di influenza nei giorni precedenti, ma si era ripreso bene. Era uno sportivo Emanuele, nessuno poteva immaginare che sarebbe potuta succedere una cosa del genere». Il primo gennaio il bar è rimasto chiuso. Emanuele ha trascorso il giorno di festa con suo figlio, che ha poco più di un anno. «Nel pomeriggio ho scritto un messaggio sul nostro gruppo che abbiamo su Whatsapp - dice il titolare del bar - per avvertire che il due gennaio Emanuele sarebbe dovuto venire al lavoro alle 9. Mi ha risposto la sera, intorno alle 21, dicendomi soltanto: «ok». Ma la mattina dopo, non è venuto». Il trentacinquenne probabilmente si era già sentito male. Viveva in un appartamento in affitto nel palazzo dell’ex Rama, in via Oberdan, con i suo cane, un meticcio di taglia media. «Per l’ultimo dell’anno, quando a mezzanotte ha sentito i botti - ricorda il titolare del Crem - ci ha detto che di lì a poco sarebbe andato a casa perché il suo cane aveva paura e perché non voleva lasciarlo a lungo da solo. Ripeto: stava bene, non posso proprio immaginare quello che è successo dopo. Ogni tanto ritardava al lavoro ed era capitato che qualche volta non fosse venuto perché aveva avuto dei problemi personali. Per questo il due, quando non lo abbiamo visto, non ci siamo preoccupati che fosse successo qualcosa di così grave». Ma giovedì, quando Emanuele ancora non rispondeva al telefono e quando anche al suono del campanello non era seguita la sua voce al citofono, i titolari della pasticceria si sono preoccupati e hanno dato l’allarme. «Abbiamo sperato fino all’ultimo che fosse ancora vivo - aggiunge - Questa per noi è una tragedia».

Emanuele Tullo era originario di Cerignola, in provincia di Foggia, ma aveva passati diversi anni della sua vita in provincia di Torino. A sedici anni era stato infatti arruolato dalla Pro Vercelli come portiere. Era forte, era bravo e, una volta arrivato in Maremma, nonostante un infortunio che lo aveva un po’ allontanato dai campi di calcio, aveva indossato la maglia del Batignano calcio di terza categoria e, infine, quella del Real Barbiere di calcio a 5. A Grosseto aveva lavorato al Porca Vacca e al Forno Galletti prima di arrivare al Crem Caffé, dove aveva trovato una seconda famiglia. «I primi tre giorni lo avevamo provato in laboratorio - dice ancora Biagio - ma non era il suo ruolo. Dietro al bancone era formidabile: la sua simpatia era contagiosa e con i clienti era bravissimo. Sapeva vendere bene, sapeva regalare un sorriso a tutti. Non ci saremmo mai aspettati di dovergli dire addio così in fretta e in questo modo».—

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