Il Tirreno

Grosseto

la tragedia 

Muore dopo 3 giorni d’agonia: il sorriso di Alessandro spento per sempre

Enrico Giovannelli
Muore dopo 3 giorni d’agonia: il sorriso di Alessandro spento per sempre

Il trentenne era ricoverato all’ospedale Maggiore di Bologna Caduto dalle scale di un palazzo, era in condizioni disperate

3 MINUTI DI LETTURA







Alessandro Catastini non ce l’ha fatta: ieri, nella tarda mattinata il cuore del giovane trentenne ha smesso di battere all’ospedale Maggiore di Bologna, dove era ricoverato per una caduta da domenica 29 dicembre.

Una morte assurda quella del barista castiglionese, che ha provocato sgomento e incredulità in tutta la cittadina costiera, che ora piange un ragazzo benvoluto e che in paese era conosciutissimo, titolare insieme alla famiglia del bar Quei Bravi Ragazzi in via Paolini, di fronte all’ufficio postale.

Alessandro era andato a Bologna a trovare la fidanza per trascorrere con lei qualche giorno di vacanza. Domenica la caduta fatale dalle scale: un volo a quanto pare di diversi metri: il trentenne è finito nell’androne sbattendo violentemente la testa, probabilmente da un’altezza di cinque piani.

Fin dal primo minuto s’era capito che la situazione era disperata: Alessandro, soccorso portato all’ospedale Maggiore di Bologna, era stato ricoverato in rianimazione, con la prognosi riservata che dava subito poche speranze.

Nei giorni seguenti la notizia ha incominciato a circolare in città: sulla saracinesca del bar è infatti spuntato un cartello che annunciava che il locale sarebbe rimasto chiuso per malattia, con le poche notizie che filtravano dalla cittadina felsinea che raccontavano addirittura che Alessandro stava lottando per la vita, e qualcuno sussurrava che comunque si stava parlando di “morte celebrale”.

Un’agonia durata tre giorni, e appunto ieri nel pomeriggio la conferma direttamente dall’ospedale bolognese che quel giovane uomo, amante dello sport e con tutta la vita davanti a sé si era spento in una camera di un ospedale.

La caduta è stata devastante: il volo dal parapetto avvenuto senza che Alessandro potesse in qualche modo aggrapparsi a qualcosa giù nella tromba delle scale, e il primo forte impatto con tutto il peso del corpo proprio con la testa. Traumi importanti anche al torace, probabilmente la frattura di qualche costola e la perforazione di un polmone.

I medici hanno tentato di tutto per tenere in vita il ragazzo: monitoraggio costante e Tac continue, per verificare lo stato e i segni di attività celebrale. Poi ieri il cuore di Alessandro ha smesso di battere, e si è portato via troppo presto un ragazzo innamorato della vita, appassionato sportivo: gran amante del basket americano della Nba (con lui era facile intavolare una discussione su chi fosse il miglior giocatore o la squadra più forte), ma anche del surf (da provare con gli amici nel mare di Castiglione) o lo skateboard, e degli animali. Una vera tragedia che ha colpito profondamente tutti.

La notizia è rimbalzata ovviamente sui social: la notizia pubblicata sul sito del Tirreno in un baleno ha fatto il giro del web.

Decine e decine i messaggi, prima della speranza e poi purtroppo di condoglianze. Gli amici più intimi sono rimasti esterrefatti, increduli, postando ricordi e foto di momenti gioiosi, cercando di farsi una ragione di una disgrazia assurda.

Alessandro insieme alla mamma Francesca Talini, la sorella Valentina e il fratello Federico, avevano rilevato da qualche anno il bar all’angolo della via, loro originari di Firenze, ma con i ragazzi ormai castiglionesi a tutti gli effetti. La salma potrebbe rientrare nelle prossime ore a Castiglione ma manca ancora il nullaosta e il pm di turno potrebbe anche disporre un’autopsia.

La famiglia ha tenuto il massimo riserbo durante il ricovero, sperando che la situazione clinica si evolvesse, ma a quanto pare già le prime indicazioni lasciavano davvero poche speranze. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera