Va in archivio un 2019 bollente Più 0,8 gradi sulla media
Nell’immaginario collettivo, il Natale che tanti desiderano – e non solo in montagna – è quello di un clima freddo, un paesaggio innevato, con l’atmosfera ovattata a rendere ancora più speciale la festività più bella dell’anno. Purtroppo raramente negli ultimi anni si sono avuti scenari simili. Quest’anno poi il giorno di Natale, in Maremma (ma non solo), somigliava tanto a quello di Pasqua. A Grosseto il termometro ha raggiunto addirittura i 17 gradi. E sempre a (s)proposito di Pasqua – guardando i report annalistici – scopriamo che in provincia di Grosseto, negli ultimi 30 anni, freddo e neve sono stati “sofferti” più in primavera, tra marzo e aprile, che non a dicembre.
IL QUADRO
In Maremma, dicevamo, è stato l’ennesimo Natale senza “sintomi” invernali e questo anomalo periodo di alta pressione proseguirà almeno fino ai primi giorni del 2020. «Su buona parte dell’Italia centrale – spiegano i previsori del Lamma – i valori termici resteranno miti, con sole e assenza di precipitazioni». Anche Santo Stefano è stata una giornata caratterizzata da un campo anticiclonico che dal Nord Africa interessa buona parte del bacino del Mediterraneo. Ieri stessa configurazione, con cielo prevalentemente sereno e temperature massime intorno ai 15-17°C. Oggi lieve flessione di minime e massime con valori che in città saranno compresi tra 2 e 12 gradi.
NUMERI
Anche lo scorso anno, tra il 18 e il 31 dicembre, le temperature restarono su valori elevati, con un picco di 18 gradi l’antivigilia di Natale. Di nuovo 17 gradi nel 2017 a Grosseto il 23 dicembre; 18,7 nel 2016 nella stessa giornata. Se guardiamo la media termica mensile (delle massime) il dicembre 2019 è al momento il più caldo degli ultimi dieci anni, con 16,1°. Insomma, il 2019 si classifica fino a ora come il quarto più caldo dal 1800 a oggi, facendo registrare una temperatura superiore di 0, 8 gradi rispetto alla media storica. È quanto emerge dalle elaborazioni Coldiretti sulla base degli ultimi dati del Cnr.
IL COMMENTO
«Gli effetti del caldo – sottolinea Coldiretti – si fanno sentire sulla natura dove sono stati sconvolti i normali cicli stagionali. E a poco o nulla vale la programmazione degli agricoltori che raccolgono broccoli, cavoli, sedano, prezzemolo, finocchi, cicorie, bietole, tutti maturati contemporaneamente per le temperature primaverili. La classifica degli anni interi più caldi lungo negli ultimi due secoli si concentra nell’ultimo periodo e comprende, oltre al 2019, il 2018, il 2015, il 2014 e il 2003» .
PREVISIONI
Solo nella seconda settimana del 2020 resta in piedi l’ipotesi di un’ondata di freddo in discesa dalla Russia su parte dell’Europa orientale, con effetti anche sull’Italia. Insomma, il generale inverno potrebbe tornare a fare la voce grossa, ma solamente dopo l’Epifania, a feste natalizie concluse. Se lo augurano soprattutto gli operatori turistici dell’Amiata. —
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