Così lo zafferano di Maremma comincia a conquistare il Mondo
Destino da notaio, il trentenne grossetano Fulco Abbate scopre virtù e valore di un prodotto della sua terra. E col marchio Abbate y La Mantia crea un’azienda cosmetica subito di successo
La Sfida
FRANCESCA FERRI
Da un impalpabile pistillo di fiore ai primi posti, a livello mondiale, tra i prodotti top di barberia e sperimentali creazioni in campo cosmetico in generale e profumeria artistica. Da un campo di Polveraia a un vasetto della più vitaminica tra le creme viso idratanti finora registrate in Europa. Dalla cultura classica, spruzzata di curiosità e capacità, a un progetto di riscoperta e tutela di una pianta cosmetica preziosa. Un progetto che si candida a essere modello perfetto per scardinare e rifondare in Maremma l’idea di un’agricoltura non fine, ma mezzo di emancipazione dei prodotti primari in manufatti e trasformazioni apprezzati in tutto il mondo per la loro modernità e competitività a livello mondiale. Da studi notarili ormai sommersi sotto corsi di specializzazione in cosmetica, profumenria e marketing, a un delizioso negozio in centro storico, rigorosamente “made in Maremma”, modello per una probabile e futura rete di monomarca.
È la storia, appena nata ma già proiettata su vasti orizzonti, dell’azienda grossetana Abbate y La Mantia – Casa italiana dello zafferano, creata da soli tre anni da Fulco Abbate e da lui gestita con la moglie Elisa e già autorità indiscussa nel segmento della barberia e della cosmesi di lusso. Quattro le linee: rasatura, cosmetica (anche a base di bava di lumaca), linea bagno, linea bimbo (Tasso Baby). In più in esclusiva natalizia per Grosseto ci sono le colonie, settore sul quale Abbate y La Mantia si affaccia con i primi risultati sorprendenti: 10 accordi, note olfattive sperimentali che singolarmente sono se stesse, ma che assemblate, dosate e bilanciate con cura dai titolari diventano esperienze di memoria olfattiva. La più profonda nel nostro cervello.
La colonna dell’azienda è la linea Krokos, con il più alto concentrato di princìpi cosmetici dello zafferano, e la crema idratante, che ha un primato per numero di vitamine: 20 contro le 19 della precedente detentrice. Fatturato in costante crescita, Abbate y La Mantia ha clienti sparsi in 23 Paesi, più del 60% della quale negli Usa, e poi Berlino, Londra, Parigi, l’Asia.
Fulco Abbate, 32 anni, doveva fare il notaio. Nella sua famiglia ogni generazione ne ha avuto uno, da secoli. Si stava preparando al concorso notarile, l’esame di una vita, quando un fiore l’ha distratto. Lo zafferano. Anzi, le centinaia di proprietà cosmetiche contenute nei suoi pistilli, soprattutto, ma anche nei suoi petali viola scuro.
«Cinque anni fa stavo studiando per il concorso – racconta – quando, hobbisticamente, mi è venuta questa idea, per distrarmi e alleggerirmi un po’, diciamo». L’idea è quella di utilizzare lo zafferano, che da 18 anni tutela nella sua tenuta di Polveraia, vicino a Scansano, per farne prodotti cosmetici. «Coltivo da sempre una passione per la rasatura tradizionale. Il mondo della rasatura è qualcosa di magico che ferma il tempo per godere dell’Aion, il tempo che gli antichi greci contrapponevano al Kronos, mero scorrere dei secondi. Uscire dalla convenzione e riscoprire un tempo interiore da coltivare per poter proporre agli altri la migliore parte di sé» rivela.
L’idea di usare lo zafferano non nasce per caso e, come altre intuizioni di Fulco, gli è suggerita dagli studi classici. «Non ho inventato nulla di nuovo – dice – perché lo zafferano è sempre stato utilizzato come elemento cosmetico. Già nel 4000 avanti Cristo lo si usava per fini medicamentosi e cosmetici, lo usavano gli etruschi, lo usava Cleopatra, Alessandro Magno lo impiegava per farsi biondo. Il problema è che all’epoca le tecnologie erano troppo arretrate e il costo esorbitante».
Non che adesso sia alla portata di tutti: per farne un grammo servono 6mila fiori; la sola coltivazione costa circa 40 euro e servono almeno 10 grammi per un chilo di estratto. Poi arriva, appunto, il processo di estrazione, la chiave di volta di questa azienda.
Nei prodotti Abbate y La Mantia lo zafferano non entra, infatti, come una poltiglia di pistilli. Da essi vengono estratti i principi cosmetici attraverso un processo di laboratorio delicato e, a sua volta, costoso, che consente di inserire in ciascun prodotto il principio più adatto. E che trasforma anche un semplice sapone in un cosmetico. «Abbiamo tre famiglie molecolari cosmetiche – spiega Abbate – che sono il safranale, la molecola odorosa, la crocina, che dà il colore, e la pirocrocina, che dà il gusto e dona tutti gli elementi antibatterici, lenitivi. In questo modo nella nostra linea il sapone mani ha il potere di una crema estetica, il balsamo è un trattamento cosmetico della cute, lo shampoo è rinforzante, la linea bimbo ha un principio antibatterico potentissimo, ma per pelli delicatissime. Insomma abbiamo smontato lo zafferano per rendere cosmetico ciò che normalmente cosmetico non è».
Nottate trascorse ora a studiare ora i processi chimici, ora a elaborare le migliori strategie di marketing, Fulco Abbate è riuscito a crearsi un posto di rispetto in un settore di supernicchia come la barberia, e da lì a farsi largo nella cosmesi, utilizzando i canali semplici e capillari del mercato on line. Dal sito internet, curato dalla Coodit srl, l’azienda grossetana ha potuto raggiungere i quattro angoli del pianeta. Ed è solo all’inizio. –
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
