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Il Museo Luzzetti ha aperto i battenti. «Spero che queste opere conquistino i grossetani»
Taglio del nastro alla chiesa dei Bigi per il nuovo percorso espositivo - Guarda le foto
GROSSETO. Stanco ma soddisfatto. E commosso. Gianfranco Luzzetti ha come chiuso il cerchio, aperto tanti anni fa: «Avevo promesso ai miei genitori che avrei fatto qualcosa per la mia città, quando ero partito da qui. E qui non c’era un museo di questo genere», dice prima che cominci la cerimonia. E poi, davanti a tutti: «Io sono innamorato della bellezza. L’arte è stata la mia vita. Io sono partito con una valigia piena di sogni. Ho avuto questa fortuna: ho avuto la forza di andare verso il mondo, di migliorare me stesso, di conoscere le persone. Ecco, sono rimasto sempre quel ragazzo che partì con la valigia piena di sogni».
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Applausi, taglio del nastro e finalmente il sogno arriva a compimento: dalle 17 di ieri la Collezione Luzzetti al Polo culturale delle Clarisse è una realtà tangibile, preziosi quadri anche di grandi dimensioni, sculture, vasellame, un patrimonio culturale di enorme valore adesso affidato alla città. Il mecenate si ripete: «Grossetani, adesso sarete voi i guardiani. Amate e conservate queste opere come ho fatto io, che ho girato tutto il mondo per questa collezione». Chiesa dei Bigi restaurata, arredata, arricchita; e stracolma per la cerimonia ristretta, aperta da Giacomo Moscato voce recitante, Simona Viganò soprano, sulle note composte dal maestro Francesco Iannitti Piromallo per i testi di Rosella Montesano: «La bellezza donata» è il titolo. Appropriato. Felice il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, che ringrazia il suo vice Luca Agresti: «Stamani, nel marasma, mi ha telefonato con la voce rotta dalla commozione, per il raggiungimento di questo obiettivo, la più grande vittoria di questa amministrazione». Interviene Luzzetti che dialoga con il sindaco: «Combattevo da anni per questa idea: grazie a voi anche i grossetani avranno la possibilità di commuoversi qui, spero che queste opere conquistino tutti i grossetani». Conservazione ma anche input culturale, aggiunge il sindaco, per «intercettare i giovani su questo percorso», in quei locali che sono diventati la «casa» per le 67 «figlie» di Luzzetti, cioè le opere da lui raccolte. Ringraziamenti per tutti gli attori, Fondazione Crf, Fondazione Atlante, Fondazione Grosseto Cultura, il dirigente comunale Giulio Balocchi. Per la Diocesi che ha concesso i locali in comodato gratuito. Il vescovo Rodolfo Cetoloni benedice l’evento, stabilisce un parallelo tra fede e arte, proprio sotto Natale, chiede per tutta la comunità «anche a Dio di essere dalla nostra parte». Ancora Luzzetti: «Mi commuove essere qui anche per vedere questa chiesa riprendere le sue sembianze. Mi ha detto il vescovo che qui si potrebbe già celebrare una Messa...»
Poi il corteo si avvia lungo le sale. Il Seicento è centrale. Il direttore Mauro Papa si sofferma, parla di Rebecca e di Giacobbe del Vignali, dell’Ercole del Giambologna, di Panfilo Nuvolone, di Pucci e di Maffei, della scultura di Dossena il falsario. Stupefatto anche lui da tanta bellezza, tutta insieme. Soddisfatto anche lui. —
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