Il presidio
Le sardine riempiono piazza San Francesco «Questo è solo l’inizio»
Persone di ogni età sono arrivate da tutta la provincia: «Siamo quelli che dicono no alla Marcia su Roma, no a chi inneggia Hitler, no a chi minaccia Liliana Segre»
Strizzati come sardine in unna piazza debordante di persone di ogni età, tanti giovani, tanti adulti, tante famiglie con bambini, tanti anziani. Le sardine a Grosseto sono un “banco” affollatissimo. Tra le settecento e le ottocento secondo la Questura, oltre 2mila per l’agenzia Ansa, si sono ritrovate ieri pomeriggio in piazza San Francesco (foto a destra, Agenzia Bf). «Non era per nulla scontato riempire questa piazza», ha detto al microfono Emilio Celata, attore pitiglianese, tra i promotori. Un migliaio era l’obiettivo alla vigilia. «Avete risposto al nostro appello – ha detto ancora – perché noi siamo quelli che dicono no alla Marcia su Roma, a chi inneggia Hitler, a chi minaccia Liliana Segre. A chi sposa l’ignoranza invece che la conoscenza. Contro chi è fascista e dunque razzista».
Sagome di sardine in tutte le fogge, la musica di De André e Gaber suonata dai Tre Pazzi Avanti, e interventi dal piccolo palco davanti all’Oltre Nero caffè (vedi sotto), il senso dell’appuntamento lo ha condensato Celata: «Fra pochi giorni si entra negli anni Venti e noi siamo qui farvi notare che sono sì gli anni Venti, ma del nuovo secolo. Non c’è niente di misterioso in queste piazze ma solo la voglia di poter tornare a un confronto reale, dignitoso. Vogliamo che nei dibattiti politici si diano per scontate l’umanità, l’uguaglianza e l’accoglienza... Quando decido di dire buongiorno e di sorridere a una persona io sto votando, votiamo ogni istante. Così cambiamo il nostro governo, interiore e nazionale».
Tanti i grossetani e tanti venuti dai quattro angoli della provincia. Come la famiglia di Mathieu e Silvia, qui con i loro bambini Livia e Tommaso. Francese lui, bergamasca lei, arrivano da Capalbio dove abitano. «La Resistenza è nel nostro sangue – spiega Mathieu –. Tempo fa a Castello Tesino abbiamo assistito alla commemorazione di due ragazze uccise dai fascisti. Ci ha colpito molto. Per questo siamo qui».
Per Alberto Bertinelli, 37 anni, e Alessandra Ottavi, 19, è la terza piazza di sardine. «Siamo già stati a Firenze e a Roma – dice Alberto – La politica doveva dare delle risposte. A me non le ha date. Io sono contro l’odio, contro le persone che hanno creato un clima degenerativo nel Paese. Non ho chiare le idee, ma so che non voglio questo clima».
Lia, Paola, Daniela, Francesca, Franca, e con loro Fernand, 6 anni, portano colorati cartelli a forma di sardina con scritto “Grosseto non si lega”. «È ora di dire basta alla politica dell’odio – dicono – bisogna essere più collaborativi, perché le idee politiche che si sono sentite ultimamente hanno provocato disgregazione. Questi che usano parole violente lo fanno per nascondere le proprie falle. Noi siamo qui per dire no alla violenza, al fascismo e al razzismo». «Io è da molto che non scendevo in piazza – confessa Francesca –. Ma non ho esitato a venire». In chiusura “Bella ciao” intonata da tutta la piazza. «Le Sardine grossetane ci sono. E questo è solo l’inizio», ha chiuso Celata. —
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