Nuovi guai giudiziari per Mirko Meozzi «Non si fermò all’alt»
Il 45enne di Scarlino indagato per l’omicidio avvenuto ad agosto a Gavorrano è sotto processo per un caso risalente all’aprile scorso
grosseto. Nuovi guai per Mirko Meozzi, il 45enne scarlinese già detenuto nel carcere di Terni con l’accusa dell’omicidio di Bouazza Jarmouni, 25 anni di nazionalità marocchina, e del tentato omicidio del suo connazionale Rahaal Eljamouni, 19 anni, ferito gravemente. Due spacciatori a cui l’uomo, secondo gli inquirenti, avrebbe sparato nella notte tra l’11 e il 12 agosto in un bivacco nascosto tra i boschi di Gavorrano.
Ma l’ultimo episodio contestato a Meozzi risale ad alcuni mesi prima, ad aprile per la precisione, quando il 45enne non si sarebbe fermato ad un posto di controllo dei carabinieri: un episodio che gli è costata la formulazione dell’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. Il fatto è avvenuto a Follonica, nella zona di Campi Alti: Meozzi era al volante della sua auto e non avrebbe rispettato l’alt imposto dalle forze dell’ordine, che poi lo avevano raggiunto e identificato. Il processo si è aperto ieri mattina nel tribunale di Grosseto davanti al giudice Andrea Stramenga e gli avvocati difensori Matteo Buoncristiani e Lorenzo Ferretti hanno chiesto e ottenuto che il processo venga celebrato con il rito abbreviato: prossima udienza a marzo.
Resta invece ancora tutta da ricostruire la vicenda consumata nei boschi del Filare, dove insieme a Meozzi – difeso in questo procedimento dall’avvocato Roberto Cerboni e Francesca Fusco – è indagata con l’accusa di concorso anomalo in omicidio Sonia Santi, la 33enne presente quella notte al bivacco e proprietaria della pistola all’origine del dramma, rinvenuta infatti dai carabinieri nella sua abitazione a Suvereto. Lei è stata scarcerata su istanza del suo avvocato, Loredana Giuggioli, mentre per Meozzi il giudice non ha rinvenuto elementi per concedere una misura alternativa. Il 45enne resta così recluso nel carcere di Terni, dove è stato trasferito dopo che nella casa circondariale di via Saffi sarebbe stato minacciato di morte dai connazionali delle vittime. Nelle rispettive ricostruzioni offerte durante gli interrogatori, Meozzi e Santi si sono incolpati reciprocamente di aver esploso i colpi di pistola che hanno ucciso Jarmouni e ferito gravemente Eljamouni.
Le indagini sulla sparatoria nei boschi gavorranesi vanno avanti, nel tentativo di fare chiarezza sull’esatta dinamica di quel che è accaduto quella notte nel bivacco allestito per lo spaccio di droga. —
Alfredo Faetti
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