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Centrale in Val d’Orcia I contrari all’assessora «Qui si vive di ambiente»
Come calpestare il campo di iris mentre Van Gogh lo sta dipingendo. Così, attraverso lo sfruttamento del calore presente nel sottosuolo, si prova da anni a modificare il paesaggio della Val d’Orcia, terra simbolo di tranquillità, bellezza e qualità. La valle che fa da cerniera tra le province di Siena e Grosseto, attraversata dalla Via Francigena, è rimasta talmente integra nei suoi paesaggi e nel processo di antropizzazione che l’Unesco l’ha riconosciuta nel 2004 Bene protetto e Patrimonio dell’Umanità. Eppure rischia di non bastare. Alcune società sono tornate alla carica per realizzare impianti.
Ieri c’è stato un incontro, a Firenze, tra una nutrita delegazione di amministratori, imprenditori, cittadini, e l’assessora all’Ambiente Federica Fratoni, per ribadire che qui si vive di ambiente, turismo e benessere. Presente anche il consigliere regionale Leonardo Marras (Pd). Due, in questo momento, sono i fronti aperti: la centrale pilota di Montenero (concessione Gesto), per la quale c’è l’ok sulla valutazione d’impatto ambientale, e l’iter per l’installazione di una centrale da parte di Sorgenia ad Abbadia San Salvatore. Per Montenero, l’impianto sarebbe costituito da sei pozzi (tre produttivi e tre reiniettivi) e dall’impianto Orc da 5 megawatt collegato alla rete elettrica tramite una linea in media tensione di 15 km fuori terra.
Alla Regione, che dovrà presto esprimere un ulteriore parere, ieri è stato chiesto di valutare con attenzione queste scelte, di seguire le istruttorie in maniera rigorosa per verificare se esistono tutti i requisiti per insediamenti di questo tipo in contrasto col paesaggio.
Nei giorni scorsi ha preso posizione il Pd, che si è detto contrario a insediamenti geotermici in terreni classificati come Area non idonea alla coltura geotermica. Pd amiatino e regionale hanno sempre sostenuto questa posizione. «Sono tendenziose e non vere – ribadisce Marras – le voci che darebbero la Regione pronta a concedere il consenso al procedimento di autorizzazione del progetto pilota di Montenero d’Orcia promosso dal Mise e gestito dal ministero dell’Ambiente. Rammento, invece, venti anni di investimenti pubblici, al fianco dei privati, per incentivare e sostenere settori produttivi come agricoltura e turismo. La Regione, dunque, non deve “concedere l’intesa” alla realizzazione di un impianto che, è chiaro, non avrebbe alcun nesso logico con il territorio e potrebbe disincentivare gli investimenti privati in corso di realizzazione». —
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