Il presidio
Condannato a 1 anno per l’investimento mortale sull’Aurelia
capalbio. «In conclusione, si può affermare che l’imputato, qualora fosse stato vigile ed attento, e avesse tenuto una velocità adeguata, avrebbe potuto evitare l’impatto con lo scooter che lo precedeva; va quindi ritenuto responsabile».
È uno dei passaggi delle motivazioni con le quale il giudice Marco Bilisari ha condannato a 1 anno per omicidio colposo (la norma sull’omicidio stradale non era ancora entrata in vigore al momento dei fatti, 22 febbraio 2014) l’automobilista che nella notte aveva travolto e ucciso Lenuta Slujtoru, 41 anni, che quella notte stava viaggiando in scooter sull’Aurelia, nel territorio di Capalbio, all’altezza del km 131, bivio per Valmarina, un tratto a due sole corsie. Stefano Massi, 52 anni, di Tarquinia, era alla guida di una Bmw 118. La donna stava rientrando (era da poco passata la mezzanotte) dal luogo di lavoro, in un ristorante, ed era in sella a un Peugeot Vivacity. Entrambi i mezzi erano diretti verso sud. La donna morì poche ore dopo, in ospedale.
Il giudice nota che, poiché l’imputato ha detto di non aver compiuto alcuna manovra per evitare l’impatto (spiegando di non essersi accorto del ciclomotore), «il fatto che si sia trovato nella canalizzazione per la svolta a sinistra lascia intendere che lo stesso avesse in realtà notato con sufficiente anticipo la presenza dello scooter e che, anziché rallentare, avesse intrapreso la manovra di sorpasso». Nulla conta secondo il giudice che la vittima possa non aver osservato norme di cautela; non è dimostrato che lo scooter procedesse a fari spenti né che la vittima non avesse allacciato il casco. E anche se l’auto avesse avuto, come ha sostenuto la difesa (che aveva sollecitato l’assoluzione), una velocità di 70 all’ora, questa era comunque inadeguata. Non è ininfluente il fatto che il conducente stesse viaggiando in stato di ebbrezza alcolica (0.78). Patente sospesa per un anno. —
P.S.
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