Il Tirreno

Grosseto

la SOLIDARIETÀ ATTIVA 

Nuovo inizio per L’Altra Città Pronta la sede di via Ambra

Gabriele Baldanzi
Nuovo inizio per L’Altra Città Pronta la sede di via Ambra

Dopo un periodo di separazione forzata, onlus e associazioni hanno una sola casa Nella periferia nord c’è posto per tutti: «Per progettare insieme il futuro» 

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L’associazione L’Altra Città ha ripreso il suo prezioso lavoro sociale nella sede, fresca di ristrutturazione, di via Ambra, nella zona artigianale Nord di Grosseto. È un nuovo inizio per i volontari che fanno capo a don Enzo Capitani e Simone Giusti. Dopo oltre vent’anni nella sede storica di viale Alfieri, in centro, adesso i volontari si sono spostati nella periferia nord della città. Da qui saranno gestite le attività di microcredito in collaborazione con Banca Tema, i corsi di formazione dell’agenzia formativa, le scuole per genitori di don Enzo. E sempre qui, in via Ambra – dietro al Clan della Musica – troveranno posto anche l’associazione Le Querce di Mamre, gli uffici della cooperativa onlus “Solidarietà è crescita” e il Ceis di Grosseto.

c’è posto per TUTTI

La sede è stata acquistata dalla fondazione L’Altra Città di don Enzo Capitani e ristrutturata in tempi rapidissimi dal consorzio Cogei. «L’obiettivo – spiega Simone Giusti – è dare ospitalità a tutte le strutture associate, stare insieme e progettare insieme il futuro della nostra comunità, lavoratori e volontari, dopo un periodo di separazione forzata. Perché qui c’è posto per tutti. Sono previsti uffici per L’Altra Città nel Mondo (che negli ultimi anni ha operato in India, in Bolivia e in Kenya), per Grifodog e Agape di Albina, per il Csa di Arezzo, per Le Querce di Mamre, la cooperativa onlus “Solidarietà è crescita” e il Ceis di Grosseto”.

le persone al centro

Per celebrare questo nuovo inizio, l’associazione ha stampato una cartolina che riporta una frase del fondatore. Proprio don Enzo, in poche parole, con la sua proverbiale flemma, rinnova il messaggio missionario de L’Altra Città: «Quello che volevamo, più di ogni altra cosa, era proprio aprire uno spazio in cui la povertà, la marginalità e il disagio fossero al centro del dibattito e della riflessione, non per la povertà, per la marginalità e il disagio in sé stessi, ma perché dietro queste parole ci sono sempre delle persone costrette ad appartenere ad un’altra città, perché spesso non hanno diritto di cittadinanza tra la gente comune».

povertà, disagio e. .

Nei nuovi spazi, quindi, inizia per L’Altra Città una nuova fase, con la persona e il lavoro che restano le stelle comete di chi opera qui. «Per noi il lavoro – sono ancora parole di Giusti – è lo strumento per l’esercizio dei diritti civili e della partecipazione critica alla vita sociale. Se un tempo ci occupavamo soprattutto di tossicodipendenze, oggi le difficoltà con cui combattiamo sono decuplicate: povertà, disagio, ma anche altri obiettivi, per esempio quello di provare a trattenere qui i laureati più capaci», battaglia non facile da vincere.

guardando al futuro

Nella nuova sede, ogni giorno, dirigenti e operatori, volontari e utenti avranno occasione di confrontarsi, «rifuggendo – sottolinea Giusti – dal clima di paura per preferire l’avventura dell’incontro e del dubbio. Perché dai margini della città si gode, a volte, una straordinaria vista sul futuro». Insomma il mondo del volontariato, organizzato e non, avrà in via Ambra 29 – in futuro – un punto di contatto e contaminazione per il bene della città. Un’avventura appassionante che prosegue a due passi da luoghi dove in passato ha albergato marginalità e disagio.

lo SGUARDO AL PASSATO Ieri, a margine della presentazione, don Enzo ha ricordato il percorso compiuto negli ultimi 34 anni: «Volevamo contribuire a costruire una società nuova. E a combattere una piaga, l’eroina, che stava mettendo in ginocchio la città, anche perché si iniziava a scoprire il mondo dell’Aids. I primi anni, il 95% dei giovani che seguivamo era positivo all’Hiv. Così nacquero il Ceis e l’associazione La Strada, nacquero Aise e la cooperativa Solidarietà è crescita, per fare prevenzione e reinserimento. Ai giovani che decidevano di cambiare vita volevamo dare un’opportunità. Da qui l’idea della cooperativa sociale. Mancava, però, un coordinamento di tutti questi soggetti e progetti. Nel 1997 fondammo L’Altra Città. Iniziava la seconda fase, che usciva dalla logica della risoluzione dei problemi per lavorare sul potenziamento delle persone e sulla costruzione di reti e legami di fiducia». Un ruolo decisivo, dal 2006, l’ha poi avuto la Fondazione. Perché – e don Enzo e Simone Giusti ci tengono a sottolinearlo – pur partecipando a molti bandi pubblici (nazionali ed europei), l’Altra Città ha sempre avuto pochissime sovvenzioni. —

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