Dopo di noi, apre il secondo appartamento per disabili
Sedici persone selezionate dal servizio sociale faranno pratica per acquisire autonomia “Usciranno” dalle loro famiglie in forma progressiva
grosseto. Il 5 agosto scorso, quattro persone disabili, due uomini e due donne, hanno iniziato a vivere in un appartamento, in via Piemonte, seguiti dagli operatori della Fondazione Il Sole. Era l’inizio della prima fase del progetto “Per un Dopo di Noi sostenibile e replicabile”.
Da oggi, in un altro appartamento, in via De Filippo, nel quartiere del Casalone, parte la seconda fase: 16 persone disabili, selezionate dal servizio sociale, si alleneranno ad acquisire una propria autonomia. A differenza che nella prima fase, che ha interessato persone di età tra i 40 e i 70 anni, questa volta il progetto si rivolge a soggetti più giovani, per i quali ancora la famiglia svolge una funzione essenziale, e ha proprio l’obiettivo di farli uscire dalla famiglia prima che la cosa divenga inevitabile.
«È una palestra dell’autonomia – spiega Monica Calabrese, responsabile del progetto per la Fondazione Il Sole – serve a sostenere i disabili non solo quando la famiglia non c’è più, ma a dare loro, piano piano, avendo una vita autonoma e dignitosa. D’altra parte – spiega – tutti ci siamo trovati a vivere fuori casa, dunque è un percorso comune, anche se in questi casi è più complesso, lento». Nei “weekend dell’autonomia”, ruotando a gruppi di quattro, i disabili faranno una prima esperienza di convivenza e impareranno a vivere da soli. Si inizia con un fine settimana e poi il periodo di convivenza si allungherà, gradatamente, fino a divenire, per un gruppo di quattro persone, una convivenza stabile. Gli operatori valuteranno i vari soggetti e i vari gruppi, il tiro potrà essere aggiustato cammin facendo.
Si tratta di favorire la crescita di persone che, altrimenti, anche nel linguaggio comune, tendono a essere definite sempre “ragazzi”, anche a 60 anni. E si tratta di evitare che a 60 anni si ritrovino da soli e con la necessità di iniziare un percorso di autonomia. A Grosseto sono già disponibili due appartamenti, a Follonica per il momento il progetto è solo diurno, ma a primavera diverrà residenziale, così come a Selvena, nella Casa del Minatore.
La Regione mette, su questo progetto, un contributo di 418mila euro e chiede una compartecipazione, ai soggetti attuatori, di almeno il 7 per cento. La Fondazione Il Sole interviene, per la parte Grossetana con il 27 per cento di cofinanziamento, circa 60mila euro all’anno per tre anni. «Lo facciamo – spiega il presidente della fondazione, Massimiliano Frascino – perché siamo convinti di questo modello di accoglienza per le persone disabili. In Toscana si assiste a ciò che accade nel mondo: la disabilità, trattata in un certo modo, sta diventando un business, si creano megastrutture destinate a ogni genere di disabilità, perché così si abbattono i costi, rispetto a tanti piccoli appartamenti diffusi nella città e integrati nei quartieri, ma si sacrifica la qualità della vita delle persone ospitate, perché se ne sacrifica la possibilità di relazionarsi con il mondo esterno».
La scommessa della fondazione, dunque, è dimostrare, al termine dei tre anni del progetto, che è possibile conciliare qualità della vita e sostenibilità economica «In questo modo – dice Frascino – avremo vinto la battaglia, altrimenti si torna alla ospedalizzazione fra tre anni». –
Enrico Pizzi
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