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Dopo di noi, apre il secondo appartamento per disabili

Enrico Pizzi
Dopo di noi, apre il secondo appartamento per disabili

Sedici persone selezionate dal servizio sociale faranno pratica per acquisire autonomia “Usciranno” dalle loro famiglie in forma progressiva 

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grosseto. Il 5 agosto scorso, quattro persone disabili, due uomini e due donne, hanno iniziato a vivere in un appartamento, in via Piemonte, seguiti dagli operatori della Fondazione Il Sole. Era l’inizio della prima fase del progetto “Per un Dopo di Noi sostenibile e replicabile”.

Da oggi, in un altro appartamento, in via De Filippo, nel quartiere del Casalone, parte la seconda fase: 16 persone disabili, selezionate dal servizio sociale, si alleneranno ad acquisire una propria autonomia. A differenza che nella prima fase, che ha interessato persone di età tra i 40 e i 70 anni, questa volta il progetto si rivolge a soggetti più giovani, per i quali ancora la famiglia svolge una funzione essenziale, e ha proprio l’obiettivo di farli uscire dalla famiglia prima che la cosa divenga inevitabile.

«È una palestra dell’autonomia – spiega Monica Calabrese, responsabile del progetto per la Fondazione Il Sole – serve a sostenere i disabili non solo quando la famiglia non c’è più, ma a dare loro, piano piano, avendo una vita autonoma e dignitosa. D’altra parte – spiega – tutti ci siamo trovati a vivere fuori casa, dunque è un percorso comune, anche se in questi casi è più complesso, lento». Nei “weekend dell’autonomia”, ruotando a gruppi di quattro, i disabili faranno una prima esperienza di convivenza e impareranno a vivere da soli. Si inizia con un fine settimana e poi il periodo di convivenza si allungherà, gradatamente, fino a divenire, per un gruppo di quattro persone, una convivenza stabile. Gli operatori valuteranno i vari soggetti e i vari gruppi, il tiro potrà essere aggiustato cammin facendo.

Si tratta di favorire la crescita di persone che, altrimenti, anche nel linguaggio comune, tendono a essere definite sempre “ragazzi”, anche a 60 anni. E si tratta di evitare che a 60 anni si ritrovino da soli e con la necessità di iniziare un percorso di autonomia. A Grosseto sono già disponibili due appartamenti, a Follonica per il momento il progetto è solo diurno, ma a primavera diverrà residenziale, così come a Selvena, nella Casa del Minatore.

La Regione mette, su questo progetto, un contributo di 418mila euro e chiede una compartecipazione, ai soggetti attuatori, di almeno il 7 per cento. La Fondazione Il Sole interviene, per la parte Grossetana con il 27 per cento di cofinanziamento, circa 60mila euro all’anno per tre anni. «Lo facciamo – spiega il presidente della fondazione, Massimiliano Frascino – perché siamo convinti di questo modello di accoglienza per le persone disabili. In Toscana si assiste a ciò che accade nel mondo: la disabilità, trattata in un certo modo, sta diventando un business, si creano megastrutture destinate a ogni genere di disabilità, perché così si abbattono i costi, rispetto a tanti piccoli appartamenti diffusi nella città e integrati nei quartieri, ma si sacrifica la qualità della vita delle persone ospitate, perché se ne sacrifica la possibilità di relazionarsi con il mondo esterno».

La scommessa della fondazione, dunque, è dimostrare, al termine dei tre anni del progetto, che è possibile conciliare qualità della vita e sostenibilità economica «In questo modo – dice Frascino – avremo vinto la battaglia, altrimenti si torna alla ospedalizzazione fra tre anni». –

Enrico Pizzi

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