Il presidio
Dubbi dopo il “test” Il sindaco decide di ritirare il Piano di protezione civile
Ieri il consiglio comunale doveva approvare il documento L’opposizione chiede e ottiene di rivedere il contenuto
grosseto. L’amministrazione comunale di Grosseto ritira il Piano di protezione civile 2019 dalla votazione del consiglio comunale che lo avrebbe reso operativo, e fissa già da mercoledì l’avvio di un approfondimento dei punti che si sono dimostrati critici.
La decisione è arrivata ieri alle 13,30 al termine di un’ora e mezza di discussione, in cui l’opposizione, a partire da Passione per Grosseto e a seguire con Lista Mascagni, Partito democratico, Movimento 5 stelle, aveva chiesto di ritirare il punto all’ordine del giorno per rivedere e migliorare il testo, incontrando però il fermo no dell’assessore alla Protezione civile Fausto Turbanti, secondo cui il testo non conteneva «nulla di particolare», solo l’aggiornamento alle nuove normative.
Anche il consigliere Gino Tornusciolo del gruppo misto, il gruppo Maremma migliore e la stessa Lega, partito di maggioranza, non hanno nascosto perplessità.
Ma, soprattutto, la decisione di ritirare il Piano è arrivata dopo che tutta la città di Grosseto ha potuto vederne gli effetti domenica scorsa durante l’emergenza maltempo, quando, sulla base di un Piano gemello (quello da approvare avrebbe contenuto solo aggiornamenti normativi), duemila persone sono state fatte evacuare dalle loro case nella “zona rossa” vicina all’Ombrone, dalla Scansanese ai Crespi, passando dall’Alberino e dalla Saracina, nel timore di un’esondazione.
Delle criticità del piano si è detto e scritto in abbondanza in questi giorni: mentre il sindaco, sulla base delle indicazioni in esso contenute, ordinava a duemila persone di allontanarsi da casa per rischio alluvione, mezza città era a passeggio sugli argini a osservare la piena. Tanto che gli unici interventi di soccorso effettuati dai vigili del fuoco sono stati a persone finite in acqua perché erano a guardare il fiume.
E poi il sistema Informabene, a cui sono agganciati solo 2mila numeri di grossetani su oltre 80mila abitanti; la cartina con le indicazioni delle aree a rischio, illeggibile e senza stradario; l’assenza di punti di raccolta da indicare agli sfollati; l’assenza di assistenza specifica a disabili e infermi.
Insomma, alla luce della “lezione” pratica, tante cose, dettate da uno studio teorico, si sono rivelate migliorabili.
Così tante che alla fine la responsabilità di quel testo se la sono spartita un po’ tutti, ieri, facendo calare tra i due banchi un inconsueto clima collaborativo (alterato solo – a un certo punto – dall’intervento del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, durissimo contro «gli sciacalli sulla stampa», in riferimento alle critiche di Leonardo Marras, Pd, e dalla critica di Carlo De Martis, Lista Mascagni, al sindaco per aver allarmato la popolazione con i suoi video in diretta su Facebook, domenica, in cui parlava di «scenario apocalittico»).
«Chiedo scusa alla città per non aver mai fatto osservazioni a questo piano», ha esordito Rinaldo Carlicchi di Passione per Grosseto, prima di chiederne il ritiro ed elencarne poi tutti i difetti. «Doppio mea culpa», ha pronunciato Gianluigi Perruzza del M5s.
In effetti il testo, approvato dalla giunta nel 2018, è stato un anno al vaglio dei vari livelli istituzionali (Regione, commissioni comunali...), senza che nessuno abbia mai avuto a che ridire su nulla.
In proposito il consiglio ha riconosciuto unanimemente che l’ufficio di Protezione civile del Comune – che ha redatto il piano sulla base delle norme regionali – è sottodimensionato: solo tre persone, nessun ingegnere e nessun geologo.
Pd e Lista Mascagni, come «contributo alla discussione», hanno presentato una mozione con sette proposte di miglioramento del Piano: elaborare un’adeguata campagna informativa in favore della popolazione; elaborare un protocollo operativo destinato alle persone più fragili; verificare l’adeguatezza e la funzionalità dell’Informabene; individuare, per il caso di rischio idraulico, aree sicure di attesa ed aree destinate al soccorso; impedire in modo rigoroso l’accesso di persone agli argini; ampliare le dotazioni tecniche e l’organico attualmente destinato alla Protezione civile; verificare se la tavola di rischio idraulico dell’Ombrone per l’abitato di Grosseto sia ancora attuale o se debba essere aggiornata, e con essa le aree di rischio.
Alla fine della discussione è stato lo stesso sindaco a ritirare la proposta di delibera consiliare che avrebbe reso operativo il Piano di protezione civile 2019. Mercoledì, in commissione consiliare, inizierà la revisione. –-
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