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Conserve Italia, Enzo Rossi lascia dopo 34 anni
Lo storico direttore cede il testimone a Dario Santi. Un lungo percorso passato dall’alluvione alla coraggiosa rinascita
ALBINIA. Enzo Rossi lascia Conserve Italia dopo 34 anni di direzione dello stabilimento di Albinia. Lascia la sua posizione alla fine di una campagna che ha visto conferire 66mila tonnellate di pomodoro, più del 22% di prodotto rispetto al 2018 (8% in meno di quanto però programmato). A traghettare lo stabilimento nel “dopo Rossi” sarà Dario Santi, da anni capo della fabbrica, arrivato anche lui in Conserve Italia 34 anni fa.
I due sono arrivati nello stabilimento di Albinia a un mese di distanza l’uno dall’altro: Santi ad agosto del 1985 e Rossi a settembre dello stesso anno. Santi era un giovane appena diplomato e Rossi arrivava come direttore. Da quel momento il loro obiettivo, ognuno per le proprie competenze, è stato quello di lavorare esclusivamente nell’interesse della fabbrica che anche nel 2019 ha dato lavoro a 230 lavoratori stagionali per un totale di 350 unità. Rossi ha sempre vissuto Conserve Italia come una parte di se stesso. Quello che ha sempre perseguito è stato «lo sviluppo di una squadra».
«Quando tutto è iniziato – racconta – ho fatto una scelta importante. Ero un insegnante all’Agrario e ho lasciato un lavoro sicuro per gettarmi in un’avventura in cui credevo». Ha coltivato anche la passione per la politica: «Una politica che – spiega – servisse allo sviluppo e fosse a corredo di un progetto». È stato consigliere provinciale e assessore all’agricoltura quando a capo della Provincia era Leonardo Marras. In questi 34 anni ci sono stati momenti ricchi di soddisfazione ma anche un giorno che non dimenticherà mai: il 12 novembre 2012. «Ero a casa e mi dissero che ad Albinia c’erano problemi con il fiume Albegna. Stavo per andare al lavoro come ogni mattina. Accelerai i tempi. Trovai la strada chiusa e cercai lo stesso di arrivare ad Albinia. Feci una strada alternativa e arrivai in piazza della chiesa. Da lì chiamai i vertici di Conserve Italia e dissi: “lo stabilimento è allagato”. Loro mi risposero: “Lo ricostruiremo”». Ancora oggi i suoi occhi si velano di lacrime, la commozione è forte. «La sera del 12 avevo in macchina dei pomodori e mangiammo dal parroco di Albinia gli spaghetti al pomodoro. La fabbrica era invasa dal fango. Tutte le maestranze vennero ad aiutare a ripulire la fabbrica. I macchinari erano danneggiati. Ci organizzammo con l’unico computer che era rimasto, il mio, dato che era un portatile e l’avevo in macchina. Ci rimboccammo le maniche tutti. Tutto venne ripulito, i macchinari irrecuperabili ricomprati. A marzo eravamo di nuovo pronti a imbottigliare il prodotto e ad aprile ad etichettarlo».
In quei momenti, ricorda Rossi, non ci fu tempo per pensare allo sconforto, tante erano le cose da fare. «Non solo abbiamo riaperto ma abbiamo sempre creduto e investito come per la nuova linea in bottiglia Pomodorissimo –Santarosa: 1,4 milioni di euro che è entrata in funzione quest’anno».
Anche Santi era con Rossi in quei momenti. È “cresciuto” con lui fino a diventarne il successore. Rossi rimarrà come collaboratore di Conserve Italia: crede nel pomodoro e nello sviluppo dei mercati esteri. Conserve Italia si è impegnata nel corso della campagna anche ad accompagnare le aziende agricole dei soci produttori per garantire loro una maggiore stabilità nei confronti degli Istituti bancari. —
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