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Anche il lavoro atipico ha diritti Sos per trentamila maremmani

Anche il lavoro atipico ha diritti Sos per trentamila maremmani

Il sindacato Nidil Cgil promuove un carnet di servizi e una campagna informativa Ferretti: «Ci stiamo adattando a un mondo profondamente mutato negli anni»

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grosseto. Lo slogan è eloquente: “Atipici sì-fesso no”. Una campagna di comunicazione lanciata dalla Cgil di Grosseto insieme al carnet di servizi rivolti ai lavoratori atipici, ossia a tutte quelle forme di contratto che non rientrano nell’indeterminato e si articolano nelle forme più variegate.

Un mondo, quello del lavoro atipico, che a detta del segretario della Nidil Cgil Andrea Ferretti sta diventando la normalità. «Rispetto ai 92mila occupati della provincia di Grosseto il 30 per cento, e cioè circa trentamila persone, svolgono un lavoro atipico – spiega il dirigente sindacale – Gli autonomi, gli stagisti, i tirocinanti ma anche i somministrati, i Co.co.co, i parasubordinati e tutte le miriadi di forme contrattuali che sono presenti oltre al lavoro indeterminato e determinato».

In questo mondo in evoluzione, effettuate le analisi sul contesto (forza lavoro, occupati, disoccupati, autonomi e indipendenti), la Cgil ha deciso di tenere il passo, attraverso la nuova iniziativa. «Abbiamo elaborato una Carta universale dei diritti del lavoro – prosegue Ferretti – che declina le tradizionali conquiste sociali anche nel mondo del lavoro degli autonomi e degli atipici, a partire dalle piccole partite Iva».

Non solo: oltre alla rappresentanza sindacale, la Cgil è pronta a mettere a punto un pacchetto di servizi dedicati, che comprende informazioni, consulenze e tutele, light co-working & internet free su prenotazione presso le nostre sedi, formazione e orientamento al lavoro, convenzioni e servizi specifici per ogni tipologia di lavoratore. Il mondo a cui questa iniziativa fa riferimento, il lavoro atipico, del resto equivale a un terzo dell’intera forza lavoro in Italia ma anche in Maremma. Frutto della crisi, spiegano dal sindacato, che ha colpito maggiormente certe categorie più di altre (come le donne) e che continua a viaggiare senza punti di riferimento certi. A partire dalla conoscenza della propria condizione.

«Il lavoratore somministrato, ad esempio – spiega Ferretti – ha la possibilità di accedere a una serie di sostegno a reddito, ma anche rimborso ticket e corsie preferenziali per visite specialistiche, ma questa possibilità non è conosciuta. Ecco quindi – prosegue il dirigente sindacale – l’importanza dell’informazione del percorso, in cui siamo pronti a dare un sostegno».

Da queste considerazioni nasce l’iniziativa della Cgil, che cerca di seguire l’evoluzione del mondo che vuole rappresentare cercando di dare risposte ai mutamenti. «La Cgil – conclude Ferretti – è per proprio dna un sindacato in evoluzione. Con questo passaggio abbiamo definitivamente cambiato pelle, adeguandoci a un mondo del lavoro profondamente mutato in questi ultimi anni. E lo facciamo senza venire meno ai nostri valori fondanti, ma rilanciandoli». —

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