«Non ci fu alcuna bancarotta» Cade l’accusa per sedici indagati
Il giudice ha disposto l’archiviazione per i vertici della società Scarlino Energia Periccioli: «Soddisfazione amara, il nostro nome accostato a un reato grave»
scarlino. Assemblea dei creditori rinviata, nuova istanza di fallimento presentata dalla Procura e 16 persone iscritte nel registro degli indagati. È stato il 9 giugno 2016, il giorno terribile dell’inceneritore di Scarlino. Ora, su richiesta del pm Maria Navarro, il giudice per le indagini preliminari Sergio Compagnucci ha disposto l’archiviazione del procedimento penale nei confronti di tutti i 16 imputati per il reato di bancarotta fraudolenta contestato ai vertici e consulenti di Scarlino Energia spa.
«Il fatto non sussiste», si legge nel decreto di archiviazione emesso dal gip, dopo che il Forum ambientalista, attraverso l’avvocato Roberto Fazzi aveva presentato opposizione.
Le indagini sono andate avanti per anni, ma la procura non ha trovato «condotte penalmente rilevanti a carico degli indagati per cui non sussistono elementi per sostenere in giudizio nei loro confronti l’accusa originariamente ipotizzata dal pm» e soprattutto «non si rinvengono ulteriori indagini da espletare né aspetti investigativi da approfondire: di qui la sussistenza dei presupposti per l’accoglimento della richiesta di archiviazione», scrive il gip.
Moreno Periccioli, Luca Galimberti, Giuseppe Pinto, Stefano Carnevali, Marco Buzzichelli, Massimo Filipponi e Carlo Becatti, Fabrizio Vigni, Eros Organni, Paolo Fabbrini, Renzo Alessandri, Enzo Cerboni, Marco Monicolini, Simone Terenzi, Fabio Lapi, Iginio Di Federico erano stati indagati dopo che il Forum ambientalista aveva presentato un esposto alla Procura. Un anno fa il giudice Compagnucci, dispose ulteriori indagini: il pm aveva incaricato i consulenti Alberto Poggio e Pietro Savarino, per alcuni approfondimenti che hanno portato all’esito sperato e sostenuto fin dall’inizio dal cda di Scarlino Energia.
«Era una decisione, per noi scontata, che abbiamo dovuto attendere troppo tempo - dice il presidente Moreno Periccioli - Il corretto comportamento degli amministratori di Scarlino Energia e dei loro consulenti, dei componenti l’organo di controllo, era stato già riconosciuto dal tribunale civile di Grosseto che, in presenza di una richiesta di fallimento presentata dalla Procura, sulla base dell’esposto che ha provocato l’indagine che oggi viene archiviata, aveva rigettato la richiesta ed omologato il concordato in continuità richiesto da Scarlino Energia. Per giungere alla stessa conclusione il pm ha, legittimamente, incaricato due professionisti ed utilizzato per l’indagine, legittimamente, tutti i tempi previsti dalla legge più ulteriori sei mesi disposti, legittimamente, dal gip. In questo lungo frattempo il sottoscritto ed altri 15 amministratori e professionisti hanno visto accostare il loro nome e la loro reputazione all’accusa, gravissima, di bancarotta fraudolenta. Non è certamente il primo caso, né certamente il più eclatante. L’efficienza, l’efficacia e la qualità del sistema giudiziario sono obiettivi da perseguire con determinazione; ne dipendono la qualità e la solidità della democrazia, la competitività e l’attrattività economica di ogni Paese, ma ancor prima la dignità della persona».
Con l’archiviazione per i vertici della società si chiude definitivamente questo capitolo, «spesso usato in maniera strumentale dai nostri oppositori (c’è chi parlava di “cronaca di una morte annunciata”) - dicono ancora da Scarlino Energia - ma la società è ben consapevole che la battaglia per poter esercitare il legittimo diritto d’impresa è ancora molto lunga e tortuosa». —
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