Il Tirreno

Grosseto

Immaginate la dialisi su un bimbo Un atto d’amore lo può salvare

Immaginate la dialisi su un bimbo Un atto d’amore lo può salvare

In Italia ci sono quasi 9mila persone in attesa di un trapianto La presidente Nappo Grimaldi racconta il cammino di questi anni 

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l’intervista

Se “volontariato” significa “donare se stessi”, c’è un gesto che interpreta queste parole in senso non solo figurato. La donazione degli organi è l’ultimissimo atto d’amore che una persona può compiere per aiutare altre persone, il dono estremo, nei tempi e nella pienezza del significato. Ed è davvero un dono che salva la vita.

L’Aido, Associazione italiana donatori di organi, si occupa proprio di questo “passaggio”, un miracolo quasi, la vita oltre la morte, grazie alla sensibilità dei donatori e alla capacità della medicina e dei medici. «Ma io non amo parlare di “volontariato”; la trovo una parola vuota. Preferisco parlare di “cultura della solidarietà”, cioè “mettersi in solido”, mettersi al posto dell’altro e aiutarlo. Non siamo eroi: siamo cittadini che leggiamo la Costituzione e abbiamo letto gli articoli 2 e 3», dice Sofia Nappo Grimaldi, presidente della sezione provinciale grossetana dell’Aido, già vicepresidente regionale dell’Aido (nella foto è seconda da sinistra).

Ex docente dell’ufficio studi e programmazione del provveditorato, si interessa di volontariato da quando aveva 15 anni.

L’incontro con l’Aido avviene negli anni Settanta, quando dalla natia Napoli si trasferisce a Grosseto. «L’Aido nazionale nasce a Bergamo nel 1971 – ricorda Nappo Grimaldi – con i primi trapianti. A Bergamo ebbe successo, la gente cominciò a capire che donare gli organi era una cosa ottima. E da questo piccolo nucleo di Bergamo si diffuse a macchia d’olio. Poi la sede fu trasferita a Roma in va Cola di Rienzo». Nel 1974 viene fondata l’associazione provinciale a Grosseto (articolo a fianco) che si dà subito da fare con convegni medici, iniziative divulgative, campagne di sensibilizzazione, eventi.

«La città rispose subito bene – ricorda Nappo – ma mi piace ricordare anche Sorano che, con Empoli e Livorno, fu un paese pilota». All’inizio molti soci erano medici. Ma qui, come nel resto d’Italia, l’Aido faticò non poco ad abbattere il muro dei pregiudizi e dell’ignoranza.

Non era infatti scontato parlare di trapianti negli anni Settanta e Ottanta. È vero che erano già passati vent’anni dal primo trapianto vero e proprio, a Boston, ad opera del chirurgo Murray che trapiantò un rene a un 23enne, prelevandolo dal suo gemello. Ed è vero che il successo del primo trapianto di cuore, effettuato nel 1967 a Città del Capo, dal professor Barnard, ebbe clamore in tutto il mondo.

Ma in Italia, all’epoca, non esisteva nemmeno una normativa organica sui trapianti. Sarebbe arrivata con la legge 644 del 2 dicembre 1975, l’anno dopo la nascita dell’Aido a Grosseto. E per il primo trapianto di cuore bisognerà aspettare il 1985.

Trapianti, insomma, materia quasi sconosciuta. Ma c’erano anche altre resistenze. «La Chiesa inizialmente non ci considerava e molte religioni non ci accettavano – ricorda la presidente –. Un giorno una persona mi disse: “Io sono cattolico, devo andare lassù integro”...». Resistenze che la stessa Nappo Grimaldi, cattolica, respinge: «Io sono credente, e la mia è una fede profonda, incrollabile, una fede matura. Oggi noi dell’Aido andiamo regolarmente dal Papa. Tra i nostri iscritti ci sono molti sacerdoti. E molte religioni sono favorevoli all’espianto degli organi».

Eppure ancora oggi c’è chi rimanda, allontana, non ci vuole mettere la testa e, soprattutto, il cuore. «Alcuni non si vogliono iscrivere perché li costringe a pensare alla morte – dice Nappo –. Io dico sempre, anche quando andiamo nelle scuole a parlare con i ragazzi: la donazione è una cosa che devi sentire; ti devi iscrivere quando sei convinto. Per questo non facciamo proselitismo, ma diamo solo informazioni».

Oggi l’Aido in provincia di Grosseto conta circa 7mila soci. Molti ma non abbastanza a fronte delle liste d’attesa. Al 31 dicembre 2018 (fonte Aido/Sistema informativo trapianti) in Italia c’erano 8.861 pazienti che attendevano un trapianto d’organo. I tempi medi di attesa variano da 1,6 anni per il fegato a 4,4 per il pancreas. Per il rene l’attesa media è di 3 anni e 3 mesi. «Immaginiamo che cos’è la dialisi su un bambino... – rammenta Nappo Grimaldi –. A volte con la donazione di una persona se ne salvano cinque. E non costa niente. Ma più che di diritto alla salute a me piace parlare di atto d’amore».

Per questo l’Aido provinciale è promotore di molte iniziative di sensibilizzazione; tra queste, come in tutta Italia, il 28 e 29 settembre è in piazza con gli anturium solidali. E poi organizza concerti, gazebo informativi. C’è poi una vera chicca, nata per volontà della presidente nel 2016, il “Premio Maremmano per la solidarietà Aido”, che si tiene a dicembre ed è un riconoscimento a chi si è distinto all’interno dell’associazione.

Per raggiungere una platea sempre più vasta, e in attesa della legge sul consenso assenso alla donazione degli organi, il vero punto d’orgoglio dell’Aido resta comunque il progetto “Una scelta in Comune” che – nei Comuni che aderiscono – dà la possibilità a chi deve rinnovare la carta di identità di esprimere il proprio consenso alla donazione e di entrare così nella banca dati dei donatori.

«Diventare donatori di organi non costa nulla, non ci sono spese di tesseramento e lo si può fare a qualsiasi età – spiega Nappo Grimaldi –. L’anno scorso ci fu il caso di un 97enne che ha donato il fegato». —

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