Il Tirreno

Grosseto

in località mota 

Assalto dei predatori Pecora portata nel bosco e poi fatta a pezzi

F. B.

L’azienda di Beppe Catocci ha subìto l’ennesimo attacco «Fate qualcosa per mettere fine alla carneficina o sarò costretto a chiudere»

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grosseto. Beppe Catocci dell’azienda la Mota, vicinissima a Grosseto, a distanza di pochi giorni, ha subito un altro attacco predatorio a carico del suo gregge. Questa volta a perdere la vita completamente divorata dai “lupi” è stata una pecora di cui non è restato praticamente nulla.

Il predatore l’ha trascinata da davanti casa del titolare, dove il gregge pascolava, per circa 100 metri, lasciando sull’erba una lunga scia di sangue. Altre due pecore sono state ferite. Situazione simile pochi giorni fa, per un attacco predatorio in cui l’allevatore grossetano ha perso altri capi: «Pecore giovani – specifica Catocci – perché il “lupo” quelle vecchie non le vuole. E purtroppo c’è chi, pur di denigrare il nostro lavoro insinua che facciamo finta di avere subito attacchi per farci pagare i risarcimenti. Purtroppo – incalza il pastore – non è così. Le pecore vengono mangiate, ferite, azzannate. Non facciamo finta. Stavolta il predatore deve essere bello grosso, perché ha trascinato la pecora, fra le più belle del gregge, attraverso tutto il campo, poi si è infilato nella macchia e non ho trovato nulla. Invece, vicino a casa, ho soccorso due pecore ferite forse irrimediabilmente».

Ormai nell’azienda di Catocci le predazioni non si contano e avvengono sia in pieno giorno che di mattina presto, come in questo caso: «I predatori– dice – continuano a massacrare la mia azienda. Da anni ormai sto combattendo una guerra impari che non accenna a chiudersi. Un assalto dopo l’altro, di giorno e di notte, anche se io e mio figlio cerchiamo di allontanare gli assalitori in tutti i modi possibili. Ma ormai sono di casa e massacrano tutti i greggi del circondario. Praticamente non entrano a Grosseto perché noi manteniamo i branchi di predatori che hanno preso stanza qui. Io continuo a divulgare la situazione, ma nessuno risponde. E allora dico a chi di dovere: visto che nessuno vuole gli abbattimenti, considerati come un orrore che almeno catturino questi animali; non è più sufficiente guardare le pecore a vista, mettere luci e cannoncini la notte. Bisognerà pensare a un guardiano fisso Ma con quali soldi?».

Catocci, disperato, aggiunge: «Io non ho paura a dire come stanno le cose. Invece tutti quelli che potrebbero offrire soluzioni, girano intorno al problema predazioni: unico sistema, per loro, reti e cani. Facile la vita per chi sta dietro a una scrivania o nelle poltrone delle cabine di comando. Ma a nessuno viene in mente di eliminarli? Hanno paura a farlo? Paura di perdere i voti? Paura di cosa? Paura che vengano meno i soldi dei progetti assurdi che ruotano intorno al lupo? Qui poi non si tratta solo di noi, ma anche dei caseifici, dei commercianti di agnelli. Ma purtroppo noi pastori siamo il primo anello, il più fragile. Fate qualcosa per evitare questa carneficina o sarò costretto a chiudere bottega. Un’azienda non può reggere una simile tragedia». — F. B.

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