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«La bellezza di aiutare gli altri è questa la nostra missione»
Carlo Sestini presiede il sodalizio da 12 anni ed è al suo 3º mandato Tanti i progetti e le speranze. Partendo dalla crescita delle nuove leve
la storia
“Solo la libertà di scegliere rende un uomo libero. Per questo ho scelto di essere un donatore di sangue». Carlo Sestini, 54 anni, è da 12 anni presidente dell’Avis provinciale (nella foto, a sinistra durante l’assemblea regionale). Questo è il suo terzo mandato. Un percorso iniziato nel 1985, il 30 luglio, giorno della sua prima donazione.
La sua avventura da presidente è avvenuta per caso ed è iniziata a livello comunale. Decise che era il momento di restituire quello che aveva avuto e mettersi al servizio dell’associazione.
Tante le “beghe” che devono essere gestite e tanti i problemi che devono essere affrontati. «Per me fu una presa di coscienza – spiega Sestini – la voglia di fare qualcosa per gli altri ma anche per me stesso».
L’Avis è un’associazione di associazioni. Sono 28 le sezioni Avis diffuse in provincia di Grosseto.
La storia “nazionale” dell’Avis si perde quasi nella notte dei tempi. «Tutto nacque a Milano nel 1926 – racconta il presidente – Da lì l’associazione è arrivata ad avere, a livello nazionale, 300mila donatori».
La storia dell’Avis provinciale invece inizia 40 anni fa ad opera di Roberto Ciabatti che ne fu il primo presidente.
Anche i numeri dell’Avis provinciale non sono di poco conto. I donatori attivi sono 7147, di cui 4796 uomini e 2351 donne. Ciò che rende un donatore attivo è avere effettuato donazioni negli ultimi due anni. Un dato che riempie d’orgoglio Sestini e tutta l’Avis sono i 563 nuovi donatori arrivati nel 2018.
Le donazioni di sangue sono importantissime e in molte occasioni proprio Sestini e gli altri presidenti delle sezioni locali si sono trovati a dover fare appelli per cercare donatori. La promozione e la sensibilizzazione è uno degli scopi che ha l’Avis.
«Il nostro statuto locale che si rifà allo statuto nazionale ha come obiettivo – aggiunge il presidente provinciale – quello di promuovere la donazione, parlare alla gente». Per farlo tutti i canali sono giusti e buoni. «Siamo presenti in ogni manifestazione sportiva, ovunque ci siano persone che hanno uno stile di vita sano, nelle manifestazioni culturali, campagne pubblicitarie tradizionali e con l’avvento dei social anche con una pagina Facebook». La sensibilizzazione è importante perché è necessario creare donatori per avere un ricambio generazionale. «Dobbiamo investire nelle nuove generazioni – dice Sestini – e lo dobbiamo fare partendo dalle scuole, anche quelle materne».
Un modo per parlare di donazione anche ai genitori che spesso sono sensibilizzati proprio dai bambini. «Anche un ex donatore nonno può essere strumento per far conoscere la donazione alla famiglia e ad altri».
Fra i pilastri dell’Avis c’è l’attenzione per il donatore. «Lo coccoliamo, lo curiamo perché – sostiene Sestini – è la persona più importante per noi, quella che ci consente di portare avanti la nostra missione». La cura è nei confronti di ogni donatore, quelli che già donano ma anche quelli che potrebbero diventarlo. «Ai giovani che compiono la maggiore età – dice il presidente – offriamo la cena dei 18 anni». Ma c’è di più: la salute dei donatori è fondamentale. Un donatore è una persona che si controlla, fa esami per sapere che sia tutto a posto. Lo fa per se stesso ma anche per colui che riceverà il suo sangue. Quando qualcosa non va l’Avis cerca di aiutare il donatore che deve avere uno stile di vita ottimale: limitazione di uso di alcoolici, zuccheri, grassi, fumo. L’età per donare va dai 18 anni fino ai 70. Fino al 2015 il limite era di 65 anni. Da due anni è stato allungato fino a 70. Un apporto importante è anche quello dei donatori che hanno più di 65 anni dato che nel 2018 quelli che hanno effettuato una o due donazioni sono stati 194.
La fascia di età in cui i donatori donano più sangue è quella compresa fra i 46 e i 56 anni. Un altro dato confortante è quello che riguarda le donazioni di plasma di cui il bisogno è sempre crescente. «Nel 2018 – dice Sestini – è stato donato più plasma che nel 2017. Un risultato legato alla campagna di sensibilizzazione fatta per la donazione del plasma che quindi ha fatto effetto fra i donatori».
A donare il plasma sono di più le donne. Il sistema della donazioni ha bisogno però anche del supporto dell’azienda sanitaria. Il problema del personale infermieristico di certo non aiuta. Si dona se ci sono i laboratori trasfusionali aperti. «L’azienda – commenta il presidente – ci ha assicurato che sta agendo per garantire la presenza di infermieri. Fra le altre cose l’Asl, per l’importanza che ha il donatore, metterà a punto un sistema meno invasivo per l’emocromo che non sarà più effettuato con un prelievo ma con la digito puntura». Il nuovo sistema dovrebbe partire presto. Sestini ringrazia tutti coloro che hanno deciso di donare, non solo il sangue ma anche tutti i donatori.
«I donatori di midollo e di sangue sono coloro che hanno la possibilità di aiutare le persone rendendosi conto del dono che stanno facendo mentre sono in vita. Un privilegio di cui si deve essere grati e di cui bisogno andare fieri cercando di coinvolgere più persone possibili a donare una parte di se stessi per aiutare il prossimo». —
Ivana Agostini
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