Il Tirreno

Grosseto

118, gli infermieri promuovono il modello Ma resta un nodo per la centrale unica

Giovanna Mezzana
118, gli infermieri promuovono il modello Ma resta un nodo per la centrale unica

Per l’Ordine professionale ci sono stati passi avanti anche se la struttura deve gestire due diversi schemi dell’emergenza 

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Si può cominciare a tirare le somme a quasi tre anni dal battesimo – non senza polemiche – della centrale unica del 118, che ha fuso le due centrali della rete dell’emergenza-urgenza di Grosseto e Siena in un unico quartier generale con sede nella Città del Palio. Mentre per ieri era in agenda un incontro tra l’Ordine professionale dei medici e la direttrice sanitaria dell’Asl sud est Simona Dei – richiesto dall’Ordine per «monitorare lo stato dell’arte», precisa il presidente Roberto Madonna – Il Tirreno ha chiesto un parere a Nicola Draoli, presidente dell’Ordine degli infermieri di Grosseto. Passi in avanti ne sono stati fatti, secondo lui. Resta un’anomalia, frutto del fatto che «la centrale unica – spiega Draoli – deve gestire due diversi modelli dell’emergenza-urgenza: quello infermierecentrico di Grosseto (che è anche quello di Arezzo) e quello medicocentrico di Siena».

medico o infermiere?

Se chiedessimo a un cittadino “preferirebbe essere soccorso da un’ambulanza con medico o con infermiere?”, probabilmente, risponderebbe con medico. Ma la risposta “giusta” non è così scontata. «A volte servono medico e infermiere, a volte solo il medico o solo l’infermiere. Dipende – dice Draoli – Noi siamo per un modello flessibile del 118 che valorizzi le competenze dell’uno e dell’altro» nell’interesse del cittadino. Significa che se un infermiere da solo sul campo si accorge che è necessario un medico, lo contatta all’istante; e se un medico è impegnato in un soccorso dove la sua competenza non è cruciale, lascerà quel campo per intervenire su un codice rosso. «A Grosseto e a Arezzo questa sinergia – valuta Draoli – funziona bene, c’è integrazione anche perché è molto alta la competenza dell’infermiere sul campo, riconosciuta anche dal direttore generale dell’Asl sud est Antonio D’Urso».

«anomalia» e «rischio»

Il modello senese, invece, secondo Draoli, sarebbe diverso: «È medicocentrico. Ed è un’anomalia – osserva – In Europa e in America l’emergenza-urgenza non viene garantita né da medici né da infermieri ma dalle competenze congiunte dei tecnici del soccorso la cui missione è stabilizzare: il 118 è manovre salvavita, in minima parte è diagnostica differenziale. Con questo non voglio dire che il modello medicocentrico non vada bene, ma il rischio è che per sopperire alla carenza dei medici si impieghino sulle ambulanze medici neolaureati con qualche corso specifico quando per questo servizio vale la professionalità più che la professione, cioè le competenze che si sono acquisiste sul campo post laurea». Tale «anomalia», secondo Draoli, ha effetti anche sulla centrale unica del 118, la cui efficienza «sta migliorando ma purtroppo opera ancora – conclude – con due modelli diversi (quello grossetano e quello senese, ndr). Noi siamo per sviluppare le competenze di tutti ma è evidente quale sia il rischio di avere sull’ambulanza il medico a tutti i costi». –

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