Croce rossa, nel 2018 aiuti a 353 famiglie
Il presidente Corsi racconta il senso di questa grande missione. Grosseto fu una delle prime città d'Italia in cui si costitutì il comitato
GROSSETO. La Croce rossa è nata nel 1863 per iniziativa dello svizzero Jean Henry Dunant, dopo la sanguinosa battaglia di Solferino e San Martino, «un terribile macello», come la definì, aggravato dalla totale mancanza della sanità militare. Nel 1864 fu ratificata dalla Convenzione di Ginevra che ne stabilì il simbolo e sancì la neutralità sia delle strutture che del personale sanitario. L’Italia fu il quinto dei Paesi in cui si costituì la Croce Rossa e Grosseto una delle prime province, insieme a Firenze e Arezzo. È una storia gloriosa quella di questa istituzione in Maremma, come racconta Hubert Corsi (nella foto al centro) nel suo libro “La Croce Rossa grossetana dalle origini alla Prima guerra mondiale”, pubblicato nel 2018.
Corsi, del resto, la conosce molto bene, dato che è stato alla guida del Comitato provinciale dal 1995 al 2015, tranne due interruzioni quando è stato uno dei 12 consiglieri nazionali, primo grossetano a ricoprire questo ruolo. Oggi, dopo la riforma dello statuto che ha abolito il livello provinciale, è presidente del Comitato di Grosseto. Racconta Corsi che già alla battaglia di Bezzecca, combattuta il 21 luglio 1866 durante la terza Guerra di indipendenza italiana, molte signore grossetane avevano inviato un’ambulanza con viveri e vestiario per i feriti.
C’era già, quindi, un movimento costituito in città e in provincia, che aveva nelle donne insostituibili e instancabili animatrici. E proprio quella, come altre precedenti battaglie per l’indipendenza dell’Italia, aveva forgiato in un gruppo di grossetani uno spirito di umanità, solidarietà e partecipazione che spiega come mai proprio in una città e in un territorio che erano allora spopolati e marginali, negli anni Settanta dell’Ottocento, si fosse formato uno dei primi comitati della Croce Rossa italiana.
Questi uomini, scrive Corsi, «si chiamavano Luciani, Ponticelli, Andreini, Pizzetti, Valeri, Tosini, Pallini, Ademollo, Riccioli, Perozzi, Cosimini, Porciatti, Ferri, Bruchi, Becchini, Bulgarini, Vivarelli, Volpi e insieme a molti altri impressero un inusitato dinamismo all’economia, avviando anche, con grande spirito filantropico, molte iniziative di carattere culturale, sociale, sanitario e assistenziale. E furono anche i soci fondatori del Comitato locale grossetano dell’Associazione italiana della Croce rossa in soccorso ai malati e ai feriti in guerra».
Il primo presidente fu un medico di origine pisana, Pietro Sestini, che si era stabilito in Maremma nel 1861, personaggio dinamico, molto apprezzato per le sue capacità professionali, infaticabile “attivista” contro l’ignoranza, che cercava di combattere a partire dal lavoro nelle scuole, grazie alle sue doti di divulgatore scientifico. Molti sono i personaggi che hanno fatto grande la Croce rossa, in città e nel territorio provinciale, tra cui Ippolito Luciani, sindaco di Grosseto dal 1880 al 1886, Federigo Riccioli, maestro, prete e garibaldino, l’avvocato Gino Aldi Mai, raccontati da Corsi con il rigore e la passione dello studioso, grazie a una ricerca certosina di documenti e testimonianze.
Oggi la Croce Rossa «è organizzata in aree – spiega – e chi decide di diventare socio, dopo un corso di formazione obbligatorio, sceglie quella a lui più congeniale. Non facciamo solo il trasporto sanitario, benché sia quello più visibile e immediato, tale da creare l’antonomasia “croce rossa”, per definire le ambulanze. La nostra attività si ispira ai sette principi fondamentali del movimento internazionale di Croce Rossa, che ne costituiscono lo spirito e l’etica, che sono garanti dell’azione di ogni volontario: umanità, imparzialità, neutralità, indipendenza, volontariato, unità e universalità, adottati nella ventesima conferenza internazionale che si è svolta a Vienna nel 1965».
Le sei aree, per ciascuna delle quali ogni Comitato ha un proprio delegato, sono quella Socio-sanitaria; di Inclusione sociale; quella di Protezione civile; di Diffusione del diritto internazionale umanitario, l’anima della Croce Rossa, che “insegna” i contenuti dei trattati internazionali, che invia i propri formatori nelle forze armate; l’area dei Giovani, «si può entrare nella Croce Rossa a 14 anni – spiega Corsi – e in questa area si fanno attività molto mirate, come quelle contro le droghe, le dipendenze, le malattie sessualmente trasmissibili». Infine l’area Comunicazione e raccolta fondi. L’attività di assistenza, supporto, collaborazione e aiuto anche alle istituzioni (si pensi all’importanza dei volontari, solo per fare un esempio, per l’accoglienza al pronto soccorso o in oncologia all’ospedale di Grosseto), sono fondamentali per l’inclusione sociale e rappresentano un esempio per chi vuole comunque dare un contributo a sostegno della Croce rossa. «A Grosseto nel 2018 – spiega Corsi – abbiamo distribuito, nella sede di via Adda, 36 mila chili di aiuti alimentari a circa 353 famiglie, per un totale di 1.233 persone. In parte gli aiuti arrivano dallo Stato, ma per lo più li dobbiamo alla generosità dei grossetani. Per noi è motivo di orgoglio, come lo è appartenere a questo grande movimento. Chi fa un’esperienza con la Croce Rossa conserva un imprinting che lo accompagnerà per tutta la vita». —
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