Tartarughe e altre creature Gli abissi senza più segreti
Quest’anno i nidi di Caretta caretta trovati alle Marze e a Castiglione hanno acceso i riflettori sull’attività del gruppo di ricerca
star sull’arenile
grosseto. Quest’anno i riflettori sono stati accesi a lungo sull’attività di Tartamare, l’associazione che si occupa del recupero delle tartarughe, della cura, della riabilitazione e della reimmissione in natura: i nidi di caretta caretta delle Marze di Riva del Sole, hanno impegnato i volontari e hanno dato loro la possibilità di farsi conoscere.
Gli eventi di quest’estate hanno dato una ribalta alla passione e alla dedizione con cui affrontano ogni difficoltà pur di garantire un presente e un futuro alle tartarughe di mare, animali affascinanti e simpatici, che consentono, tra l’altro, ai volontari di Tartamare, di aiutare le persone, soprattutto i bambini e i ragazzi, a conoscere e rispettare l’ambiente marino.
L’associazione Tartamare nasce nel 2016, contestualmente con la chiusura dell’acquario comunale di Grosseto, sotto la troniera del bastione della Rimembranza. Le radici di Tartamare sono tutte in quella troniera e in quell’acquario dove Luana Papetti, ecologa, nel 2006 iniziò a operare, a fianco di Riccardo Sirna. Luana Papetti si era laureata, qualche anno prima, con una tesi sulle tartarughe marine e nel 2006, proprio dalle pagine del Tirreno, venne a sapere che il dottor Sirna, da appassionato ed esperto subacqueo, avrebbe tenuto una conferenza sul tracking satellitare delle tartarughe. Partecipare alla conferenza ed essere coinvolta nel lavoro dell’acquario comunale fu un tutt’uno.
L’acquario era nato sulla scia dell’attività del club subacqueo e, con il tempo, aveva iniziato a occuparsi di tartarughe in difficoltà che venivano trovate, in mare, dai pescatori. Sirna era il direttore e chiese a Luana Papetti di farsi carico della responsabilità scientifica della struttura. Naturalmente tutta attività di volontariato. «Di persone – ricorda Luana Papetti – ne sono passate tante all’acquario, anche molto competenti, tanti studenti, biologi, tutti volontari». Fu sempre nella struttura dell’acquario comunale, sotto le Mura, che si formò il nucleo di volontari che, poi, nel 2016, ha dato vita a Tartamare. Letizia Poggioni, oggi ecotossicologa e una delle socie fondatrici dell’associazione, arrivò per fare il tirocinio in vista della tesi, si appassionò ed è rimasta.
Al team si unì anche Lara Papini, veterinaria, esperta di cetacei e tartarughe marine. Aveva lavorato anche con gli acquari di Genova e di Livorno e anche lei è finita nel gruppo dei soci fondatori di Tartamare. Tante le collaborazioni volontarie che si sono succedute negli anni. «Siamo sempre stati affiancati – dice Luana Papetti – da veterinari di Grosseto, sempre come volontari. Attualmente il responsabile sanitario è il dottor Andrea Guidoni, ma all’acquario abbiamo avuto la collaborazione del dottor Nicola Meciani, del dottor Claudio Marioni e del dottor Rosario Fico». Poi, nel 2016, la decisione del Comune di Grosseto di chiudere l’acquario comunale. Per Luana Papetti, Letizia Poggioni e Lara Papini – le “tre LP”, come ormai si definiscono – è un brutto colpo, ma diventa anche l’occasione per un salto di qualità: decidono di non interrompere il percorso intrapreso e di fare qualcosa di esclusivamente scientifico, che possa anche portare un contributo originale alla ricerca. Nasce, così, a settembre del 2016, l’associazione Tartamare. Alle “tre LP” si unisce, tra i soci fondatori, Paola Toninelli insegnante scuola materna, che svolge le funzioni di segreteria, e Claudia Detti che lavora in uno studio commerciale e tiene i conti dell’associazione. Infine, ma non ultimo, Davide Petri, che è il presidente di Tartamare e che, oltre alla passione, mette a disposizione anche le gambe di ex ciclista, già campione toscano, arrivato a un passo dal professionismo: adesso è lui, seppure non da solo, a pedalare, lungo il litorale, alla ricerca dei nidi di tartaruga. Dunque, nasce l’associazione, ma c’è da trovare una sede. La troniera non è più praticabile e alla fine l’assessore alla cultura Luca Agresti, insieme a quello a patrimonio Riccardo Megale, individua un immobile del Comune in via Bramante, a Marina, dove l’associazione può strutturarsi. Nasce, così, in via Bramante 83, quello che può essere definito un ospedale per e tartarughe, con vasche assolutamente a norma e spazi per proseguire nell’attività di educazione ambientale con le scuole che, piano piano, si sono abituate ad andare a trovare l’associazione. «Nel frattempo siamo esplosi – dice Luana Papetti – studenti e tante persone che lavorano in questo settore ci cercano, il gruppo è cresciuto e contiamo su una ventina di persone più attive, ma nel periodo dei nidi abbiamo avuto 60-70 volontari per ciascun nido».
L’associazione ha anche avuto, nel frattempo, l’autorizzazione del ministero dell’ambiente, per un progetto di ricerca sulle tartarughe marine in Toscana e per tutela e monitoraggio dei nidi, ed è partner della Regione nell’Osservatorio toscano sulla biodiversità. Ma oltre all’attività sul campo, i volontari fanno numerose attività di didattica e di educazione ambientale, oltre a essere impegnati attivamente nella pulizia dei litorali. Tutto nato da una passione, quella per le tartarughe. —
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