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Infermieri in via di estinzione in Maremma ne mancano 250
L’ordine professionale ha distribuito al personale un braccialetto simbolico Il presidente Draoli: «Per puntare a un’assistenza di qualità occorre assumere»
Infermieri in numero non sufficiente, sempre più anziani e sempre più colpiti dalle stesse necessità che colpiscono tutta la popolazione.
Finita l’estate, passato anche settembre, l’ordine delle professioni infermieristiche di Grosseto torna a suonare l’allarme per la carenza di personale che caratterizza tutta la Toscana, ma la Maremma in modo particolare.
Da dieci anni, ormai – denuncia il presidente Nicola Draoli – il numero degli iscritti all’ordine è, in provincia di Grosseto, sempre lo stesso, mentre altrove cresce. Segno che da Grosseto gli infermieri neolaureati se ne vanno. Non è un caso, dunque, che l’ordine abbia distribuiti a tutti gli infermieri un braccialetto colorato con su scritto “#infermiere in via di estinzione”.
I numeri parlano chiaro: se in Toscana mancano circa 4mila infermieri, in Maremma le strutture sanitarie pubbliche avrebbero bisogno di almeno 150 infermieri in più come minimo, per compensare i servizi, mentre, dovendo rispettare gli standard ottimali, commisurati con il numero degli abitanti, servirebbero circa 250 unità in più rispetto ai circa mille infermieri attualmente in attività.
In estate si è fatto ricorso al lavoro interinale per sopperire al fabbisogno della provincia di Grosseto che, peraltro, nella stagione estiva cresce a livelli esponenziali con la presenza dei turisti, e proprio l’estate appena trascorsa aveva fatto registrare le proteste delle organizzazioni sindacali e dello stesso ordine professionale a fronte della prospettiva di una riduzione di due terzi dei contratti interinali per settembre.
La riduzione c’è comunque stata, seppure inferiore e settembre è stato superato con non pochi sacrifici. Anche in questo caso, sono i numeri a venire in aiuto. La letteratura internazionale – spiega Draoli – dice che il rapporto ottimale infermieri/pazienti per garantire al meglio la sicurezza di questi ultimi è di un infermiere ogni sei pazienti. «In provincia di Grosseto – dice il presidente dell’ordine – ci assestiamo su un rapporto di uno a otto e ancora potrebbe andare bene, ma a settembre questo rapporto talvolta è oscillato tra uno a dieci e uno a dodici».
Il semplice dato numerico è solo la cornice di un quadro che si riempie di altri particolari preoccupanti.
In particolare va ricordato l’invecchiamento della popolazione, un dato da leggere in una duplice chiave. Innanzitutto quella dell’indice di vecchiaia di un territorio che vede negli ultra 65enni il 27% della popolazione totale (in numeri assoluti, 60.274 nel 2018) e un indice di vecchiaia di 237,38, contro una media regionale già molto alta che è di 201,42. Sono circa 10mila gli anziani non autosufficienti e gran parte dell’assistenza grava sulle famiglie.
L’altro volto dell’invecchiamento della popolazione riguarda il fatto che di questa popolazione fanno parte anche gli infermieri.
Così, oltre a un’età media degli infermieri in servizio in provincia di Grosseto, che è di 53 anni, si registra un 15% di operatori che presenta condizioni di inidoneità al lavoro e un 17% che usufruisce della legge 104 per poter assistere un proprio familiare.
Altro capitolo è quello delle innovazioni che la Regione sta introducendo nel sistema sanitario per poter dare risposte sempre più appropriate. «Noi – dice Draoli – siamo a favore di queste innovazioni, non siamo una controparte, le sosteniamo, ma bisognerebbe iniziare a dire anche che per puntare su un’assistenza di qualità, per introdurre, per esempio nei pronto soccorso implementazioni come il see & treat o il fast trak, per puntare sull’infermiere di famiglia e di comunità, sui modelli di cure intermedie, gli ambulatori a bassa complessità, occorre assumere più infermieri», altrimenti le novità rischiano di restare solo sulla carta.
Draoli richiama l’azienda sanitaria a una linea comunicativa sobria e corretta, dopo la querelle di settembre.
«Sappiamo che ci sono problemi di reclutamento fino alla creazione della nuova graduatoria concorsuale – dice Draoli – speriamo che sia pronta da gennaio, ma nel frattempo, almeno si ammetta che c’è una difficoltà e che c’è bisogno di aiutarsi l’un con l’altro e di sostenersi con azioni concertate». —
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