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Grosseto

Amerini riscrive la storia di Gamberi «Non è morto in Francia ma in Belgio»

Gabriele Baldanzi
Amerini riscrive la storia di Gamberi «Non è morto in Francia ma in Belgio»

Lo storico roccastradino ha scoperto documenti finora sconosciuti: le spoglie del poeta e politico sono a La Louvière  

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il personaggio

Gabriele Baldanzi

Sulla morte del poeta e politico maremmano Antonio Gamberi, a cui è intitolata la biblioteca comunale di Roccastrada, emergono notizie clamorose fino a oggi sconosciute. Un rebus finalmente risolto grazie alla ricerca dello storico roccastradino Mario Amerini.

Nato nel 1864 a Grosseto, trasferitosi con la famiglia a Tatti e poi a Roccatederighi, Gamberi ha lasciato centinaia di poesie a sfondo sociale e politico da lui stesso raccolte e pubblicate in vita. Esule in Svizzera, Francia, Lussemburgo e Belgio, per sfuggire a un’ingiusta condanna per diffamazione a mezzo stampa (poi amnistiata), nel 1922 fu tra le prime vittime delle persecuzioni fasciste.

Gamberi, fin da giovane, collaborò con varie riviste e organizzazioni antifasciste europee lasciando molte tracce di sé. Lo storico roccastradino Amerini, che ha completato di recente una dettagliatissima ricerca sulla strage del 1921 a Roccastrada, nel suo esteso lavoro ha incontrato il personaggio Gamberi che, in quel periodo esercitava una grande influenza politica sulla Maremma.

«Ho iniziato a occuparmi di lui – spiega Amerini – rintracciando quasi per caso alcuni atti prodotti quando era consigliere provinciale, poi ho ripercorso la sua vicenda umana, scoprendo fatti inediti della sua giovinezza e decine di poesie sconosciute e essenziali per comprenderne la filosofia di vita. Infine è stato risolto il rebus della sua morte».

Nel dopoguerra, infatti, alcuni amici di Gamberi, come lui migranti, rientrati dalla Francia, ne avevano indicato vagamente la sua morte come avvenuta nella cittadina francese di Joeuf nella valle della Mosella.

I biografi del poeta, e anche Wikipedia, confidando su queste testimonianze orali, lo danno tuttora come deceduto in Francia, citando vagamente l’anno 1944. Ma non è così.

Amerini sventola tra le mani la documentazione. «Non mi sono fidato delle testimonianze orali – dice –. Ho cercato la certificazione della sua morte in Francia ma non l’ho trovata, poi ho consultato decine di archivi comunali del circondario di Joeuf. Nulla. Incuriosito da questa evanescenza ho consultato il casellario politico centrale, a Roma, e nelle cosiddette carte dell’Ovra, la polizia fascista, ho scoperto che il Gamberi era pedinato bimestralmente dalla polizia fascista, anche all’estero. L’ultima relazione su di lui è datata 1941, quando n piena guerra mondiale, viene indicato come domiciliato a La Louvière, in Belgio in via La Hoquet 16. Da quel momento scompare dagli archivi e non si sa più nulla di lui».

Amerini non si è mai dato per vinto. Ha scritto prima a Jacques Gobert, sindaco della cittadina belga di La Louvière, poi all’archivista Thierry Delplancq, che è stato disponibile. E decisivo.

Antonio Gamberi non è morto a Joeuf in Francia nel 1944, ma a La Louvière, in Belgio, nell’ospedale civile locale, il 19 febbraio 1953. Fu sepolto il 22 febbraio successivo al cimitero di rue de la Flache, proprio a La Louvière (vicino a Charleroi, cittadina gemellata con Ribolla) e le sue spoglie riposano ora nell’ossario di quel cimitero.

Questa scoperta fa la differenza. Gamberi morì all’età di 89 anni (e non ottantenne, come si è creduto fino a oggi). Morì dimenticato e abbandonato da tutti, probabilmente cieco, come lui stesso fa capire in alcune lettere scritte tra il 1945 e il 1953, ma visse almeno la gioia di assistere al crollo del fascismo, di cui era stato attivissimo avversario.

«Molte cose inesatte, non suffragate da fonti certe, sono state scritte su Gamberi nelle pubblicazioni che hanno trattato di lui negli ultimi decenni – conclude Amerini – e ho voluto fare chiarezza riscrivendone un’aggiornata biografia, basata sulle fonti. Gamberi fu un vero antifascista, non indietreggiò mai di un centimetro e all’estero era soprannominato Padre o Secolo dai suoi lettori e sostenitori. Padre per il suo ascendente sui giovani antifascisti e Secolo dal nome del giornale italiano che, per arrotondare, vendeva ai migranti italiani sulle strade. A lui il municipio di Roccastrada ha intestato da alcuni decenni la locale biblioteca comunale, ma poteva essere fatto molto di più». —



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