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Crac del Pescara Calcio, Pincione condannato

Pierluigi Sposato
Crac del Pescara Calcio, Pincione condannato

Tre anni: l’ex presidente di Fc Grosseto è stato riconosciuto colpevole di bancarotta per distrazione, per 190mila euro

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pescara. Massimiliano Pincione è stato condannato a 3 anni. Per bancarotta fraudolenta. Non per vicende connesse alla gestione di Fc Grosseto ma per quelle risalenti a più di dieci anni fa, quando l’imprenditore italoamericano era presidente del Pescara Calcio.

È stato proprio il Tribunale di Pescara a emettere la sentenza nei confronti di Pincione, accusato di bancarotta per distrazione (circa 190mila euro che sarebbero finiti a una società inglese), ma anche dell’altro presidente Gerardo Soglia (ex deputato del Pdl) e dell’ex amministratore delegato, Francesco Soglia. A tutti venivano contestate condotte connesse al crac da 15 milioni di euro della società calcistica, per fatti che risalgono naturalmente all’epoca precedente al fallimento, decretato dal tribunale nel 2008): i Soglia sono stati condannati a 2 anni per bancarotta preferenziale, in questo caso per i due milioni di euro che i vertici di banca Caripe avrebbero incassato penalizzando gli altri creditori (i vertici della banca erano stati assolti davanti al gup con il rito abbreviato). La sentenza pronunciata ieri prevede anche il risarcimento danni in favore della curatela fallimentare, da liquidare in separata sede ma intanto con una provvisionale di 200 mila euro.

L’accusa, nell’udienza precedente (a luglio), aveva sollecitato la condanna per tutti e tre gli imputati: la richiesta del pm Marina Tommolini era stata di 4 anni di reclusione a testa per Pincione e Gerardo Soglia e di un anno per Francesco Soglia, soltanto per uno dei due capi di imputazione che lo riguardavano mentre era chiesto l’assoluzione per l’altro. «La sua posizione», aveva detto il pm, «è più sfumata». Nella requisitoria, l’accusa aveva fatto cenno anche al clima politico dell’epoca che voleva il salvataggio della società a tutti i costi. «Tutti si erano prodigati per tirare avanti, così come i componenti di tutte le società che si erano alternate alla guida della squadra», si legge nelle cronache di quell’udienza. Ma, nonostante l’assoluzione del gup che non rinvenne il dolo nei comportamenti degli imputati, l’accusa aveva sostenuto che comunque restava l’interesse dei vertici della Banca Caripe per quell’operazione. In sintesi, il Pescara Calcio aveva un credito con la Lega italiana calcio prof di oltre 2 milioni di euro, soldi che avrebbe fatto transitare sul conto della Caripe, riducendo quasi a zero il suo debito con l’istituto di credito, ma penalizzando in tal modo gli altri creditori. —

Pierluigi Sposato

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