Il Tirreno

Grosseto

l’amarcord 

A cavalcioni sulle Mura «Nessuno si fece male»

Giovanna Mezzana

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grosseto. Decine di adolescenti il sabato sera si siedono sulle Mura che si affacciano dal Cinghialino verso via Ximenes: si sporgono pericolosamente e ondulano con il corpo. È un’abitudine – quasi ormai un fenomeno – di cui Il Tirreno ha reso conto nell’edizione di ieri e che ha suscitato la riflessione di un lettore, Umberto Spallone, 86 anni.

«Quando ero ragazzo io – dice – sulle Mura non ci si sedeva a cavalcioni ma addirittura ci si metteva con tutte e due le gambe a ciondoloni nel vuoto. E non si stava fermi lì, buon citti a chiacchierare: ci muovevamo e ci agitavamo perché si faceva il tifo per il Grosseto». Umberto ricorda quando si giocava a calcio – perché c’era un vero e proprio campo da gioco – dove adesso c’è il parcheggio sotterraneo di piazza Nassirya. «Si saltava sulle Mura – riprende – poi si scendeva giù e si risaltava su. Era normale e, soprattutto, non si è mai fatto male nessuno. E adesso ci scandalizziamo perché i ragazzi si siedono a cavalcioni sulle Mura? Non voglio esagerare – sorride – ma mi pare quasi un “procurato allarme”».

Umberto Spallone sulle Mura ci è cresciuto da quando era in fasce: «Ah – descrive – mi ci portavano con la carrozzina» e continua a tenere aperto il libro dei ricordi: «Facevamo addirittura le sassaiole – racconta ancora – tra Porta Vecchia, Porta Nuova, via Mazzini. Eppure non ricordo che sia mai successo nulla di grave. Certo, ci tiravamo i sassi ma non toccavamo le aiuole: sulle Mura non abbiamo mai strappato un solo fiore: avevamo rispetto di quei luoghi».

«Forse eravamo un’altra generazione – conclude – forse allora c’era la famiglia. Ma mi fermo qui, altrimenti il discorso diventerebbe troppo lungo...».

Giovanna Mezzana

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