Il presidio
«No alla ciclopista nei boschi di Punta Ala, sarebbe un’autostrada per le biciclette»
L’Associazione italiana per la Wilderness invita a valutare l’impatto pesante che il tracciato avrebbe sul territorio
PUNTA ALA. «Quella ciclopista nella macchia di Punta Ala proprio non s’ha da fare». A dirlo è l’associazione Italiana per la Wilderness, che proprio non ci sta a veder costruire dentro un pezzo di macchia mediterranea una strada per le biciclette.
La Wilderness è un’associazione presente in Italia da oltre trent’anni, con 73 aree distribuite in 10 regioni e 22 province: in Toscana, dove peraltro fu anche formalmente fondata ad Alberese nel 1985 e dove ha diversi iscritti, raramente ha avuto modo di intervenire in difesa di aree selvagge, secondo il criterio della filosofia e del fondante concetto di conservazione. Secondo il presidente dell’associazione Aldo Giorgio Salvatori e il segretario generale Franco Zunino che hanno firmato insieme il documento, la macchia va dunque difesa in ogni modo. Da anni ormai si discute, e i progetti ormai sono in via di definizione, di creare ormai la Ciclopista Tirrenica, arrivando anche a Punta Ala.
«Questo noto e importante scenario di antica Maremma (Punta Ala appunto, ndc) è infatti oggi minacciato da un progetto di ciclopista – scrivono i dirigenti di Aiw - e benché apparentemente compatibile, richiamandosi al cosiddetto slow tourism (turismo lento, ndc), nel momento in cui viene ad interessare un’area naturale rimasta sufficientemente selvaggia, ne compromette proprio la sua essenza». Wilderness usa parole forti: «La macchia di Punta Ala è ormai un angolo relitto di una Maremma che quasi non esiste più, se non come espressione geografica che riporta a tempi passati, anche di malaria e di morte, ma che ha comunque mantenuto un suo fascino di antico mondo rurale e naturale pur non esprimendosi più nelle sue originarie dimensioni». La lettera continua: «Almeno restano alcuni scampoli laddove non si è ceduto al turismo di massa, vero cancro per tante località sebbene temporaneo propulsore di benefici economici e sociali. Ma almeno alcuni luoghi dovrebbero mantenersi quali e come ci sono stati tramandati: se la Maremma perderà il suo antico fascino sarà infatti una perdita anche dal punto di vista turistico e quindi economico».
Insomma i firmatari dell’associazione vogliono essere presi in considerazione e ascoltati: «L’Aiw ha sempre sostenuto la necessità di contemperare le legittime esigenze di benessere delle popolazioni rurali e la conservazione delle tradizioni ancestrali (caccia compresa, se praticata con oculatezza e rispetto dell’ambiente), insieme con la difesa dei residui frammenti di natura selvaggia. Una ciclopista tirrenica così come è stata progettata però, non può considerarsi “ecologica” come magari si crede o si cerca di far credere, perché resta comunque un’opera fortemente impattante, un’ “autostrada per biciclette”. Un’opera impattante».
L’associazione chiede di valutare delle alternative al tracciato presentato: «La proposta di Wilderness è di spostare il progetto di ciclopista su un itinerario alternativo, che non impedisca la continuità del percorso lungo la costa tirrenica della Toscana, ma che eviti l’attraversamento della macchia forestale di Punta Ala. L’immacolato scenario di un promontorio dovrebbe potersi godere scenograficamente anche da chi frequenterà la pista, ma non per questo deve essere necessario che essa lo attraversi, tanto più se si dovrà violare la sua integrità ambientale. Un evento da scongiurare perché comporterebbe pure il danneggiamento se non la perdita di specie rarissime, quali la Palma nana, il Finocchio di mare, l’Euforbia arborea, il Ginepro fenicio e la Violacciocca».
L’associazione Italiana per la Wilderness chiude la sua lettera in questo modo: «Auspichiamo quindi una revisione del progetto nel tracciato oggi previsto, ove questo attraversi aree selvagge, proponendo itinerari alternativi. Nel caso specifico di Punta Ala l’Aiw propone il transito tra Pian di Rocca e Pian d’Alma, bordeggiando le colline e la macchia forestali del Poggio Peroni, per poi attraversarla più a nord dove si affianca a quella dei poggi di Tirli. Un itinerario meno invasivo, ma che consente comunque di godere dello stesso, straordinario, scenario paesaggistico». —
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