Il segreto di Fabio e Cristina? L’innovazione che è anche etica
La loro fattoria sorge all’interno del Parco regionale della Maremma E la coppia vive e lavora in piena sintonia con lo straordinario habitat
tra i filari
lina senserini
La fattoria il Duchesco ha una posizione invidiabile: è dentro al Parco della Maremma, con alle spalle i monti dell’Uccellina, è vicina al mare, in una delle aree protette più importanti d’Italia, meta ogni anno di migliaia di turisti che qui cercano la Maremma più vera, l’ambiente incontaminato, il contatto con la natura. Ma non è questa la sua vera forza, che invece è tutta nel coraggio, nelle scelte pionieristiche in favore dell’ecologia e del rispetto ambientale che Fabio Duchini e la moglie Cristina Neri (nella foto dell’Agenzia Bf) hanno perseguito dal 1996, quando sono subentrati ai genitori di Fabio.
Innovatori, pronti a scommettere sul biologico e sulla tutela delle risorse, quando ancora non si faceva nemmeno la differenziata e le rinnovabili erano un lusso per pochi. Non a caso sono stati premiati dall’Europa con il “marchio” Ecolabel. Così, oggi, capita di arrivare al ristorante e di trovare una Tesla che si ricarica gratuitamente al “distributore” di energia elettrica, prodotta da fonti rinnovabili, mentre i proprietari sorseggiano un aperitivo, degustano un buon vino della casa o mangiano biologico in uno dei tavoli della grande veranda.
Ma la storia del Duchesco è ancora più lontana, risale agli Anni’70, quando Aldo e Ivana, i genitori di Fabio, ereditarono una porzione del podere di famiglia, costruirono l’abitazione e cominciarono a coltivare ortaggi e frutta che vendevano sotto la tettoia di casa. Già allora la fattoria era un gioiello ben curato e ospitale, con una vocazione vitivinicola e olivicola, che Fabio, oggi cinquantacinquenne, avrebbe sviluppato negli anni a venire, a partire dal ’96. Buon sangue non mente e gli insegnamenti che ha avuto dalla famiglia li ha trasferiti nella conduzione dell’azienda, con la condivisione e il supporto della moglie Cristina. Nata a Piombino, 53 anni, con la passione per la chimica, ma anche per le terapie naturali (a dicembre si diplomerà naturopata), Cristina ha seguito Fabio fin dall’inizio, quando si sono conosciuti 25 anni fa, e insieme hanno realizzato, un passo dopo l’altro la loro azienda, che oggi dà lavoro a sei dipendenti.
«Galeotto fu il vino – racconta Cristina, fiduciaria Slow Food per la provincia di Grosseto e degustatrice nazionale di olio per il “panel” di Grosseto – perché quando ci siamo conosciuti, Fabio stava dando gambe alla sua grande passione per la vigna e la vinificazione, che sono anche una mia passione, insieme alla campagna e all’agricoltura. Nel 1996 ci siamo sposati, siamo venuti a vivere qui e la prima cosa che abbiamo fatto è stato convertire l’azienda al biologico. Poi abbiamo realizzato le prime sei camere per l’agriturismo, nel capannone in cui i miei suoceri avevano i macchinari per la lavorazione degli ortaggi, avviando contemporaneamente gli investimenti sulle energie rinnovabili: il fotovoltaico e due pale di mini-eolico, che rendono 20 KW, il solare termico, le camere dotate di tutti gli accorgimenti per il risparmio di risorse. In questo modo rispondiamo al 75 % del fabbisogno energetico. Riteniamo che stare dentro un parco naturale richieda delle scelte etiche in tema di rispetto ambientale ed è quello che stiamo facendo da sempre». Del resto, le fa eco il marito, «la certificazione europea Ecolabel impone l’osservazione di 33 criteri, che richiedono impegno, studio, fatica, inventiva e conoscenza, oltre alla continua ricerca di migliorarsi in ogni aspetto della conduzione dell’azienda».
Nel frattempo il Duchesco è cresciuto, sono state realizzate altre camere fino alle attuali 15, è stato fatto il ristorante, dove la cucina usa solo prodotti propri o a “Km 0”, almeno al 70% biologici, aperto tutto l’anno anche ai clienti esterni. È stata costruita la cantina, che a breve sarà trasformata in un centro benessere, dato che non viene più utilizzata, con l’obiettivo di destagionalizzare il turismo, attraendo anche la clientela locale. Dal 1990 al 2012, infatti, il vino è stato uno dei prodotti di punta del Duchesco, con una ricca scelta di etichette e una linea cosmetica a base di ciliegiolo voluta da Cristina. Successivamente è arrivata la decisione di affidare la vinificazione a una cantina esterna e di utilizzare il proprio vino solo al ristorante e nel negozio aziendale. «Coltiviamo vitigni autoctoni, come Cilegiolo, Ansonica e Vermentino sui terreni a ridosso delle colline dell’Uccellina, da cui abbiamo prodotto ottimi vini, pluripremiati, inseriti nelle guide dei vini e di Slow Food – spiega Fabio – Tuttavia stare sul mercato del vino richiede continue trasferte, la partecipazione alle fiere, molto tempo da dedicare. Alla fine abbiamo fatto una scelta. Vinificare, cioè, le nostre uve all’esterno, usare il vino solo in azienda e riconvertire ad altro lo spazio della vecchia cantina». Le etichette che sono prodotte con il “marchio” Il Duchesco, sono tutte Igt Toscana, per circa 20 mila bottiglie all’anno: il Bucchero, Ciliegiolo in purezza, il Lunacalante, Vermentino in purezza, l’Auriga, Ansonica in purezza, cui si aggiunge un passito di Ciliegiolo. Oltre al vino viene prodotta una grappa, un nocino, cui è stato dato il nome “Nocino di Aldo”, perché prodotto dai frutti del grande noce che Aldo Duchini, oggi scomparso, aveva piantato personalmente, olio Igp, vari tipi di confetture e anche una birra. Tutti prodotti biologici, serviti al ristorante e in acquistabili al punto vendita aziendale. –
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