Nausicaa e i nidi di tartaruga: «Sono tesori da proteggere»
A Grosseto parlano gli esperti di Arpat e Università di Siena: «Partendo da una specie così carismatica si può fare sensibilizzazione ambientale»
GROSSETO. È un tesoro. Un nido di tartarughe è un tesoro per il territorio in cui le uova vengono deposte, ma lo è anche per la comunità scientifica e per l’ambiente. Sono venuti a raccontare questo, ieri, a Grosseto, l’Arpat e l’Università di Siena per un’iniziativa che ha accompagnato sia l’attesa delle schiuse dei nidi delle Marze e di Riva del Sole, sia la liberazione, avvenuta nel primo pomeriggio, di Nausicaa, giovane esemplare di Chelonia Mydas curato dal centro di TartAmare.
«Un nido di tartaruga – spiega Letizia Marsili, docente di ecologia e conservazione della natura dell’Università di Siena – è un tesoro sia perché studiare questi animali è importante perché la loro ecologia è abbastanza sconosciuta, sia perché anche quello che non andrà verso il mare ci potrà dare informazioni importantissime da un punto genetico, parassitologico, tossicologico, sullo stato di questo animale e dell’ambiente in cui vive». Ma c’è anche un altro aspetto che ha a che fare con il carisma di questo animale. «Grazie alla tartaruga – dice Letizia Marsili – si possono proteggere tante specie che magari non sono così belle da essere riprodotte su una maglietta: partendo da una specie così importante e carismatica si può fare sensibilizzazione su tutte le problematiche dell’ambiente».
Sulla vicenda della mancata schiusa delle uova del nido di Cecina si registra una divergenza di vedute tra gli esperti di TartAmare, che avevano segnalato e richiesto lo spostamento di quelle uova, deposte troppo vicini al mare, e la Regione che, invece, ha voluto che il nido restasse lì dove era e dove, per l’appunto, una mareggiata lo ha allagato, intorno al 34º giorno di incubazione. «Ancora – dice la professoressa Marsili – dobbiamo fare le indagini per capire come mai le uova non si sono schiuse, ma è probabile che vi sia stata un’interruzione della crescita embrionale oppure le uova potrebbero non essere state fecondate: questo solo con studi scientifici lo potremo appurare». In ogni caso, Marsili si è detta del tutto contraria a operazioni di “traslocazione” dei nidi.
«Sono molto contraria – dice – alla traslocazione perché sono per gli eventi naturali. Se la tartaruga ha deciso di deporre in un determinato ambiente, anche se magari è in qualche modo alterato dalla presenza umana o dall’erosione costiera, la tartaruga ha scelto in quel modo». Spiega, poi, che «stiamo appurando, con tanti lavori scientifici già pubblicati, che gli animali che nascono da uova traslocate sono meno resistenti per sopravvivere». Dunque «diventa solo – aggiunge – uno sfizio il voler vedere nascere da quelle uova tanti animali che poi non sono adatti a sopravvivere in mare. Gli eventi devono essere lasciati più naturali possibile, compresa la conservazione dei geni di una tartaruga che sa bene dove deporre le uova».
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