Il Tirreno

Grosseto

Dalle consulenze di alta finanza a quel vino che va dritto al cuore

lina senserini
Dalle consulenze di alta finanza a quel vino che va dritto al cuore

Aveva una carriera a Milano e sognava una country house di vacanza  A Scansano resta folgorato da luce e colori. Così rivoluziona la sua vita 

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Tra i filari

lina senserini

Fino ai primi anni 2000 Alberto Tanzini (nella foto) era un consulente finanziario con una carriera professionale ben avviata a Milano. 47 anni, originario di Montichiari in provincia di Brescia, quando aveva da poco passato i 30, nel pieno del successo professionale, ha deciso di seguire il sogno di una casa in campagna. «Doveva essere un hobby, un luogo di vacanza non lontano da casa – racconta – Così ho cominciato a cercare in Valpolicella, in Franciacorta, in Piemonte, ma i costi erano proibitivi per il progetto che avevo in mente. Allora sono sceso verso la Toscana, il Chianti, l’Aretino, la Val d’Orcia, ma non ho avuto successo. È andata avanti così per cinque anni, poi quando stavo per abbandonare l’idea è arrivata una telefonata da un agente immobiliare in provincia di Grosseto. Con poca convinzione sono venuto con mio padre a vedere l’azienda che mi proponeva: è stato amore a prima vista».

Quello che lo ha colpito, quel giorno del febbraio 2003 quando è arrivato a Roccapesta, sono stati i colori vivi, la luce, la limpidezza dell’aria, lo spazio, la vista, la varietà del paesaggio, l’accoglienza dei proprietari, i signori Pellegrini. Il posto era perfetto, ma quella che Tanzini si stava accingendo a comprare non era un casa di campagna come aveva immaginato, bensì una vera e propria azienda agricola, con molto terreno, le attrezzature, la vigna. Che richiedeva, quindi, un ben diverso progetto di vita: acquistarla significava trasferirsi in Toscana e cambiare lavoro. «Non è stata una decisione facile, ero completamente a digiuno di vigna, vino, agricoltura, c’era tutto da imparare e molto da fare, anche se la casa era in ottimo stato, c’erano già alcuni vigneti e i macchinari per lavorare».

Poi lo strappo, il saluto graduale a Milano e al vecchio lavoro, l’avvio della nuova attività, grazie anche al sostegno del padre Leonardo e all’aiuto di esperti tecnici, che sono stati ingaggiati fin dall’inizio per dare gambe al progetto di vita e all’idea di vino che Alberto Tanzini aveva in mente. Infatti si è dato subito un obiettivo, poiché per lui, in questa zona, uva è sinonimo di Sangiovese, un vitigno ruvido e delicato, scontroso ma gentile, come la gente di Maremma, capace di fare un grande vino.

L’obiettivo era un Morellino di alta qualità, con vitigni autoctoni, rispettoso del territorio e delle caratteristiche del vitigno, senza cedere alle tentazioni del mercato e soprattutto che potesse competere “alla pari” con altri vini più blasonati e famosi, anche nel prezzo. Un traguardo che poteva sembrare ambizioso, ma verso cui sono state improntate tutte le scelte successive, dai vitigni da impiantare, ai terreni su cui farlo, all’uso delle più moderne tecnologie, alla valorizzazione dell’insostituibile lavoro manuale nelle vigne e in cantina, per dare forma al carattere dei vini di Roccapesta, interpretando la natura e rispettando la tipicità di un ambiente straordinario.

Nel 2004, la prima vendemmia nelle vecchie vigne ha dato ottimi vini e ha convinto Alberto che quella era la sua strada. Poi il successo al Vinitaly 2006, i primi ordini e le bottiglie prodotte vendute in pochi mesi lo hanno spinto nella direzione di impiantare altri ettari di viti, che nel 2007, hanno portato Roccapesta alla produzione di circa 60 mila bottiglie. Contestualmente sono arrivati anche i primi riconoscimenti ufficiali della qualità del vino. In poche parole un successo, che ha consolidato ulteriormente l’idea di Tanzini, riassunta nella filosofia aziendale. «Cerchiamo instancabilmente la migliore espressione di Sangiovese – spiega – nel rispetto dell’ambiente, del terroir, della tipicità e delle tradizioni locali, dei nostri lavoratori e dei nostri clienti. La ricerca nasce dalla curiosità di voler provare sempre qualcosa di nuovo: una nuova tecnica di allevamento, un nuovo clone di Sangiovese, un nuovo metodo di vinificazione. Nei nostri vini si esprime il Sangiovese che, combinandosi alle caratteristiche del terroir esalta la sua personalità e la fonde con la mineralità e la sapidità di questa terra».

Oggi, a distanza di 16 anni, si può dire che l’obiettivo è stato centrato e l’azienda è riuscita a trasferire questa idea di vino nei suoi grandi rossi: per primi, dal 2006, i due Docg Morellino di Scansano, l’omonimo Roccapesta, Sangiovese, con una punta di Ciliegiolo e di Alicante, affinato 24 mesi in botte da 500 litri e in bottiglia (dal 2009 anche riserva, affinato 36 mesi, ottenuto con il meglio del meglio della produzione), e il Calestaia, Sangiovese in purezza, affinato 48 mesi in botte grande e bottiglia; il Masca, Doc Maremma, ottenuto da Sangiovese, Syrah e Petit Verdot, affinato 18 mesi in vasche di cemento e bottiglia; il Pugnitello, Igt toscana rosso, dall’omonimo vitigno, poche bottiglie ma di grande qualità; il Ribeo, Sangiovese, Morellino Docg, affinato 24 mesi in vasche di cemento e bottiglia, dal nome curioso, nato dall’espressione toscana “ri-beo”, “ribevo”. «Eravamo in un ristorante tra Toscana e Emilia – racconta – Parlando tra amici e appassionati di cultura del vino, assaggiavamo questo rosso da una bottiglia senza etichetta. Uno di loro disse: “È un vino che va dritto al cuore, un vino che lo bevo e ribevo. E lo beo e lo ribeo”. Ribeo appunto». –

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