Il presidio
Nuovo ospedale, parcheggio nel caos Tanti incivili, zero controlli e multe
Al Misericordia ogni giorno decine di auto in sosta selvaggia. I divieti ci sono ma l’Asl non ha ancora disciplinato l’area
Davanti al nuovo ospedale Misericordia di Grosseto inaugurato ad aprile vige la legge della giungla. Ogni giorno compaiono decine di auto in sosta vietata nelle corsie riservate, in curva, sulle strisce o in corrispondenza dei divieti, tra i nervi tesi e le proteste di chi vorrebbe veder le regole rispettate.
Succede sia davanti che dentro le corsie del nuovo parcheggio, concluso e consegnato mesi fa prima che la nuova ala fosse pronta: un nuovo spazio aperto all’utenza, con centinaia di stalli per auto e moto e tanto di segnaletica di divieto di sosta e fermata che “dovrebbe” regolamentare il tutto, ma di fatto è pressoché ignorata dall’utenza. Una gran mole di automobilisti se ne infischia e parcheggia al di là delle regole, approfittando dell’assenza (pare) di controlli.
Chi vigila? Non risultano sanzioni per chi sgarra; non risulta ancora (lo conferma la stessa Asl) alcuna regolamentazione che disciplini “chi” e come debba assicurare il rispetto di divieti e cartelli di segnaletica. Così ogni giorno sono in tanti (utenti, medici, infermieri) a protestare anche perché, se da un lato la sosta selvaggia domina, a poche decine di metri c’è un altro parcheggio semivuoto (quello sterrato, non ancora risistemato dall’Asl) che offre centinaia di spazi, spesso semideserti. Un parcheggio che quando piove diventa impraticabile, ma che in condizioni normali è in grado di offrire un più che ampio spazio per gli automobilisti.
Il tour alla scoperta della sosta incivile, da noi compiuto 3 giorni fa, è solo un piccolo spaccato di quel che normalmente succede sempre.
Davanti al nuovo ospedale, dentro l’area del parcheggio, ci sono sì i cartelli di divieto di fermata e sosta ma troviamo subito anche 11 auto parcheggiate, di cui una pure in senso contrario.
Anche fuori dal parcheggio, proprio di fronte al portone d’ingresso della nuova ala, c’è un’altra decina di macchine in divieto di sosta. Qui la situazione è tale: le macchine che entrano in questa strada possono usufruire di una corsia proprio di fronte all’ingresso dell’ospedale e che è pensata a uso e consumo di chi vuol fermarsi brevemente e far scendere gli utenti ripartendo subito. Qui dunque c’è il divieto di sosta, mentre è consentita la breve fermata. E a un certo punto c’è uno stop (segnaletica orizzontale disegnata sull’asfalto) che regolamenta la manovra: chi riparte da qui dopo la breve fermata è obbligato a dare la precedenza alle auto in transito a fianco, ma questa corsia è sempre tutta occupata da file di auto in sosta, almeno una decina ogni volta. La stessa segnaletica orizzontale di stop è coperta dalle macchine parcheggiate. Con tutti i pericoli del caso: le altre auto che arrivano e vogliono far scendere i pazienti con fermate brevi trovano tutta la corsia dedicata ccupata dalle macchine in sosta e per far scendere i pazienti devono intasare la corsia di scorrimento, creando ingorgo e pericolo. A volte è un caos.
Ma tornando “dentro” al parcheggio: nell’ampio assortimento di casi c’è una Fiat con contrassegno disabili che non occupa regolarmente lo stallo ma invade il corridoio pedonale prospiciente il parcheggio. Ecco poi altre auto in sosta sugli stalli per disabili ma senza contrassegno (perlomeno il telo ombreggiante lasciato sul cruscotto lo copre alla vista). Diverse macchine sono in sosta sulle strisce pedonali, altre posteggiate ancora in curva.
Non ci sono rastrelliere e le bici sono lasciate attaccate ai pali. Commenta amaro un professionista di 35 anni davanti all’ospedale: «Ogni volta ci fingiamo ecologici e spingiamo a parole sulla mobilità sostenibile, e poi ecco i risultati». Altra storia gli stalli per moto e scooter. L’asfalto è già tutto bucherellato dai cavalletti e i motociclisti sono costretti a portarsi tavolette di legno da casa, per appoggiare l’asticella del veicolo ed evitare che la pavimentazione sprofondi ulteriormente. —
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