Italia
Per 37 anni ha tenuto i conti Pensione per il ragioniere capo
Entrato nel 1982 come informatico, Giulio Balocchi si ritirerà il 1° novembre Al Tirreno racconta come si lavora con sindaci dalle personalità tanto diverse
Il 1° novembre, Ognissanti, Giulio Balocchi andrà in pensione, con oltre 43 anni di anzianità, 37 dei quali passati nel comune di Grosseto dove era entrato nel 1982, come analista informatico, e dove ha ricoperto il ruolo di ragioniere capo dal 1994 a oggi, ininterrottamente, salvo una parentesi di tre anni di “esilio” tra il 2013 e il 2016, nell’ultima fase dell’amministrazione Bonifazi-Borghi, quando gli fu tolta la dirigenza dei servizi finanziari. Balocchi, 63 anni, originario di Ribolla, paese che non ha mai voluto lasciare, è, probabilmente, il più profondo conoscitore della macchina amministrativa del comune di Grosseto. Dal suo tavolo sono passati, necessariamente, tutti gli atti amministrativi che avevano bisogno di un parere di regolarità contabile, per quasi 25 anni ha tenuto i cordoni della borsa del Comune.
Come ha fatto, un informatico, a diventare ragioniere capo?
«Mi ero laureato in informatica, a Pisa, nel 1980, sono entrato al lavoro nel comune di Grosseto il 1° di agosto del 1982, come analista informatico per il Sed. Nel 1991 sono diventato dirigente del Sed, nel frattempo era andato in pensione il ragioniere capo Gostinicchi e in quel ruolo ci siamo avvicendati, tra vari dirigenti, per alcuni mesi, finché, nel 1994 il sindaco Loriano Valentini mi chiamò e mi chiese di andare in ragioneria... avrebbero dovuto essere tre mesi di prova e invece...».
Lei ha lavorato con più sindaci, da Flavio Tattarini a Valentini, da Alessandro Antichi e, per un periodo di reggenza, dopo le regionali del 2005, Gabriele Bellettini, a Emilio Bonifazi, fino a Vivarelli Colonna. Come è stato lavorare per personalità così diverse?
«Ho interpretato il mio ruolo sempre come un servizio alla città, non al sindaco di turno. Certamente essere un dirigente di ruolo mi ha aiutato, perché ti rende più libero, meno dipendente dagli umori della parte politica, ma anche in questo non si può generalizzare: ho conosciuto dirigenti a contratto con la schiena dritta e dirigenti di ruolo che, invece, si sono comportati diversamente».
Come è cambiata la macchina comunale?
«La famosa legge 142 che ha rivoluzionato gli enti locali, che ha distinto i ruoli separando la parte politica dalla gestione, è del 1990, ma il vero cambiamento si è visto a metà degli anni Novanta, e ricordo che non era pronta né la classe politica né la parte tecnica ad attuare il cambiamento. Siamo passati dalla cultura dell’adempimento a quella del risultato. Prima la parte politica si occupava anche degli aspetti gestionali, invece con la 142 il politico ha perso il potere gestionale, mentre per i tecnici sono aumentate le responsabilità».
Il Comune è anche molto “dimagrito”.
«Quando sono entrato, eravamo 1. 000/1. 100 persone, avevamo dentro servizi come quello dell’acquedotto e dei rifiuti... esternalizzando le truppe sono dimagrite. Ora siamo circa 500. In passato anche le casse comunali stavano meglio, dallo Stato arrivavano tanti trasferimenti, oggi è profondamente cambiato il quadro finanziario. Anche da un punto di vista dei dirigenti, siamo arrivati a essere in 16, tutti di ruolo tranne due, più il segretario generale, probabilmente eravamo troppi. Oggi, però, il comune di Grosseto ha solo cinque dirigenti, di cui tre di ruolo, più il segretario, a novembre me ne andrò io, sarà assunto un ragioniere capo a tempo determinato e dal 1° ottobre arriverà, di ruolo, il nuovo ingegnere capo del Comune, Raffaele Gualdani. Oggi i dirigenti sono davvero pochi».
Quanto è complesso il compito del ragioniere capo?
«È un nodo centrale dell’amministrazione, tutto passa da qui, per questo deve essere una persona autorevole, non autoritaria: deve avere rapporto costruttivo con tutti, colleghi e parte politica. Penso di esserci riuscito quasi sempre e probabilmente mi ha aiutato anche aver fatto l’assessore a Roccastrada dal 1980 al 1990 e aver visto, dunque, le cose dalla parte della politica».
Qual è stata la sua più grande soddisfazione?
«Ne ho avute molte, ma devo dire che mi è piaciuto, da ultimo, dovermi occupare, come responsabile unico del procedimento, del coordinamento dei progetti presentati per il “Bando Periferie”, un lavoro impegnativo che speravo di portare in fondo. Ma i termini sono un po’ slittati e andrò in pensione prima».
Cosa farà, Balocchi, in pensione?
«Sotto il porticato, seduto, non mi ci vedo. Da tre anni mi sono dato al cicloturismo, coltiverò i miei olivi, farò il nonno con un nipotino e due figlie che stanno a Londra, e farò qualcosa nel sociale, a Ribolla, il mio paese». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
